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Margin Call
Scritto da Emanuele Rauco   
Sunday 20 May 2012

In sala dal 18/05/12 Genere Thriller
Regia J.C. Chandor Con Zachary Quinto, Stanley Tucci, Kevin Spacey, Paul Bettany, Jeremy Irons, Demi Moore
Paese Usa, 2011 Durata 109'
Distribuzione 01 Distribution

►Un racconto quasi astratto per J.C. Chandor che però mostra il virus finanziario che ha causato la crisi economica. Teso, limpido, fertile...

 

Recensione

“I numeri non hanno più senso”, si sente dire in Margin Call, film d'esordio di J.C. Chandor. Ma forse ne hanno così tanto da essere diventati una dittatura, un cappio. Attorno a questa idea, al confine tra uomini e numeri, ruota un'opera che racconta il germe distruttore dell'economia mondiale odierna, ponendosi come versante narrativo del documentario Inside Job.

Quando in una società finanziaria uno dei dirigenti è licenziato, questi lascia a un suo sottoposto dei file su cui stava lavorando: all'interno, c'è il modello con cui l'azienda gioca in borsa, un modello talmente spregiudicato che i costi superano gli incassi. Come fare per non soccombere? E se le soluzioni fossero peggiori dei mali? Difficile da raccontare la sceneggiatura candidata all'Oscar del regista, base di una specie di thriller economico che poco a poco si apre come un'apocalisse finanziaria.

Parte come una versione seriosa di Tra le nuvole di Reitman e cresce diventando la descrizione astratta - non ci sono nomi veri, date, documentazioni - di un caso esemplare che ha causato l'effetto domino che stiamo vivendo in questo momento (“Così ucciderai il mercato”, si sente), per riflettere al contempo sulle conseguenze delle azioni dei broker e dei papaveri della borsa. Chandor sviluppa il tono del racconto come fosse la descrizione di una catastrofe, di un day after che dura da 4 anni (“Sembra come se ci fossimo appena svegliati”, dichiara uno dei dirigenti dell'azienda), teso e limpido nel suo incedere, fertile nel suo approccio.

Il merito principale di Margin Call infatti è quello di non partire né da tesi né da realtà riconosciute o riconoscibili, di concentrarsi su fatti e personaggi, sul racconto puro e di far scaturire le idee e le riflessioni dopo le immagini, e non viceversa. Per non parlare del cast pazzesco, da Kevin Spacey a Stanley Tucci passando per Demi Moore, che non sbaglia un colpo. Chandor mostra di essere un regista ancora un po' acerbo, in alcune trovate registiche e stilistiche troppo programmaticamente, in una messinscena che fatica un po' ad aprirsi da un ambiente teatrale che non riesce a diventare palcoscenico metaforico. Però ha più di una carta da giocare e un talento da coltivare. (Emanuele Rauco)

 

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