| L'ultimo terrestre |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| venerdì 09 settembre 2011 | |
|
►L'ultimo terrestre è un lungometraggio che parla di alieni, si, ma è anche un film di denuncia sociale, di velata critica politica, di personali complessi edipici non risolti...
Recensione
Si dibatte da anni sulla possibilità che il nostro non sia l'unico mondo esistente e che anche la nostra razza non sia l'unica vivente. C'è chi crede in Dio (o in qualsiasi modo lo si voglia chiamare), c'è chi ha fiducia nei medium, c'è chi è sicuro nell’esistenza degli alieni. Modi diversi di guardare il mondo, di vivere la vita e persino di approcciarsi alle altre persone. Sono stati tanti i registi che hanno coraggiosamente deciso di affrontare il delicato argomento (più o meno direttamente) mettendo allo scoperto le ansie e le paure dei relativi "fedeli". Gian Alfonso Pacinotti, dopo aver passato anni a scrivere e disegnare storie di fumetti, decide di sedersi in cabina di regia. Il suo film d'esordio, L'ultimo terrestre, racconta la storia di uomini comuni, abitanti di un paesino (americano?) stanco e disilluso, talmente abituati alla fuga di (false) notizie da non essere sconvolti per l'imminente (presunto) arrivo di una civiltà extraterrestre. La macchina da presa si focalizza essenzialmente sulla vita di Luca Bertacci, un uomo difficile, introverso e misogino che non riesce a rapportarsi con le donne. Il padre è un anziano ubriacone che passa le sue giornate maledicendo la moglie che li ha abbandonati, incrementando, così, l'odio del figlio per il sesso femminile. Quando un'aliena atterrerà nel suo fienile e deciderà di sostenerlo, la vita dell'uomo, quella di suo figlio Luca e di chiunque lo meriti, finalmente, migliorerà. Ad eccezione del colore bianco della "pelle", gli alieni di Pacinotti non sono molto diversi da noi: capiscono il nostro linguaggio, si relazionano con qualsiasi essere vivente del nostro pianeta e, volendo, possono persino imparare a cucinare e a scrivere. A differenza degli extraterrestri de Incontri ravvicinati, questi esseri riescono a distinguere il bene dal male, e quindi possono influire positivamente o negativamente sulle vite degli umani. Come una sorta di divinità piovute dal cielo, i marziani dimostreranno di saper convivere civilmente con la razza aliena, la nostra, che, al contrario, rifiuterà impaurita la nuova realtà. L'ultimo terrestre, insomma, è un prodotto difficilmente inseribile in un genere. É un lungometraggio che parla di alieni, si, ma è anche un film di denuncia sociale, di velata critica politica, di personali complessi edipici non risolti. Un minestrone di concetti e temi che finisce per essere nient'altro che il resoconto di una difficile storia d'amore. (Martina Calcabrini)
Trailer:
» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|

In sala dal 9/09/2011 Genere Fantascienza



















