| L'era legale |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| lunedì 16 gennaio 2012 | |
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►Enrico Caria disegna il probabile futuro di Napoli in un falso documentario che mescola l'impianto rigidamente a tesi con un umorismo convincente...
RecensioneEvidentemente l'elezione di Gianni De Magistris a sindaco di Napoli ha portato un'onda lunga di ottimismo, voglia di fare, entusiasmo. Enrico Caria, giornalista e vignettista oltre che cineasta, ha intercettato questa onda e ne ha tratto L'era legale, un mockumentary (ossia un documentario di finzione) su Nicolino Amore, un futuro, miracoloso sindaco napoletano. Sindaco che, nel 2020, ha reso Napoli una città sicura, pulita, moderna, civile: come è possibile? Il film racconta la sua storia e i suoi metodi, ma allo stesso tempo parla della realtà, di quello che non funzione nella Campania (e nell'Italia) contemporanea. Caria scrive questa commedia avveniristica e “visionaria” per riflettere sui problemi che affliggono la città di Partenope. Il film infatti pone l'accento sulla corruzione della civiltà nel capoluogo campano, incarnata soprattutto dalla presenza ingombrante della camorra e su come essa non controlli solo i traffici illegali della città, ma influenzi la stessa condotta etica dei cittadini, in tema di rifiuti e modernizzazione della metropoli: il sindaco Amore rappresenta così un uomo comune, non migliore di altri e coi suoi scheletri nell'armadio, che risolleva con la forza della volontà un'intera città. Parabola quindi vagamente capriana, della quale però non convince l'impianto pesantemente a tesi (e buonista) della seconda parte: come se la droga e l'anti-proibizionismo fossero la soluzione a ogni problema, come se togliere parte degli introiti alla camorra bastasse da sé senza dare alcun conto alla politica, senza riflettere davvero sulle interviste che Caria porta come corollario. È una debolezza comprensibile, ma grossa, che però nella sceneggiatura s'intreccia con un humour acceso e vivace, sorretto anche dalle animazioni, con influenze colte (Il sindaco di Capuano) o popolari, come il coté da sceneggiata e soap-opera, che danno al film un impianto più complesso e allo stesso tempo credibile: non a caso, il protagonista Patrizio Rispo viene proprio da una soap come Un posto al sole e il resto del cast è in parte, fin quando non deve prendersi sul serio. Però, oltre a essere una buffa commedia, è anche un ricettacolo di spunti di riflessione: e questo è più di quanto si possa dire per una commedia o film medio nostrano. (Emanuele Rauco)
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