| L'era glaciale 3: l'alba dei dinosauri |
| Scritto da Emanuele Rauco | |||
| mercoledì 26 agosto 2009 | |||
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► Trascinante avventura animata tra desideri di famiglia e bisogno di solitudine in cui lo spettacolo e le scene d’azione, aiutate dal 3D, vincono nettamente sul racconto.
Recensione
Il bisogno di serializzare, di far circolare titoli di film come fossero brand commerciali - e in un certo senso lo sono – è una pratica noiosa ma di cui ormai ci siamo fatti una ragione; se però questa coazione a ripetere diventa il pretesto per sfruttare le nuove tecnologie il tutto assume una parvenza più interessante. Così, l’uso della visione stereoscopica e delle tre dimensioni, rende questo terzo capitolo diretto da Carlos Saldanha forse il migliore della serie. Mentre Manny ed Ellie attendono con un po’ d’ansia l’arrivo del loro figlio, Diego pensa che sia giunto il momento di allontanarsi dal branco ed emanciparsi, mentre Sid, bisognoso di affetto, decide malsanamente di allevare un trio di piccoli dinosauri. Il tutto mentre Scrat trova l’amore. Quattro sceneggiatori sono decisamente troppi per un prodotto del genere (Michael Berg, Peter Ackerman, Mike Reiss, Yoni Brenner), ma perlomeno il film, piuttosto che perdersi in tentativi di racconto “profondo” o di commedia, si butta a capofitto nell’avventura pura e semplice, tra Viaggio al centro della Terra ed Emilio Salgari, con risultati decisamente divertenti. Come d’obbligo per un certo tipo di film il cui target deve spaziare tra bambini e genitori, il tema centrale è l’importanza della famiglia, non solo come nucleo sociale generatore di vita, ma soprattutto come bisogno personale di valori ed emozioni vere. Il trma centrale, in questo caso, abbraccia anche il punto di vista della nuova ed allargata famiglia contemporanea e persino il bisogno di solitudine e indipendenza che alcuni posso avere. Fortunatamente tutto questo coté morale viene travolto dalla scelta di Saldanha di puntare tutto sul movimento e sull’avventura, inteso anche come genere cinematografico del quale vengono letti e reinterpretati i cliché e i luoghi comuni, accelerando al massimo il ritmo, contestualizzandolo con l’humour dei personaggi e realizzando a suo modo un vero e proprio “classico” del cinema per l’infanzia. La sceneggiatura, dando quasi per scontati i personaggi principali, si concentra particolarmente sul nuovo arrivato, il favoloso Buck e sposta il proprio lavoro da una comicità slapstick (appannaggio totale di Scrat, eccezionale nel tango con la sua bella) a una più adulta e verbale permettendosi qualche finezza come le numerose battute di Manny, di solito il meno divertente. Saldanha realizza un prodotto tecnicamente eccezionale, capace di usare il 3D come surplus di spettacolo e capacità visionaria, senza dimenticare la valenza da parco giochi, ma anche concedendosi intelligenti idee di regia, come il ralenti stile documentario nell’inseguimento tra Diego e una gazzella. Il trio di voci italiane Claudio Bisio, Leo Gullotta e Pino Insegno, ormai va a memoria e non tradisce gli originali inglesi, dando così forma completa a un divertimento davvero grande e totale che non farà di sicuro rimpiangere i soldi spesi. (Emanuele Rauco)
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