| Le ultime 56 ore |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| venerdì 07 maggio 2010 | |
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► Dignitoso thriller d’impegno civile che si fa notare per un approccio problematico e per uno sguardo “estremo” alla realtà italiana.
Recensione
Claudio Fragasso è un regista discusso e certamente discutibile, per il tipo di cinema che ha scelto - il genere declinato in maniera casalinga e quindi senza troppe frecce al proprio arco – e per la grossolanità con cui a volte si avvicina alla realtà. Anche col suo ultimo film, il regista non recede dal suo credo filmico, ma realizza un’opera di una certa dignità. Il film parla di due destini incrociati, quello del colonnello Moresco, che ha passato una vita in Kosovo vedendo morire amici a causa dell’uranio impoverito, e del commissario Manfredi, negoziatore: quando il primo prende in ostaggio un ospedale con dentro moglie e figlia del secondo, i due sono costretti ad affrontarsi. Thriller d’assedio, poliziesco e denuncia civile, scritto da Rossella Drudi – moglie del regista – e ispirato a film come John Q o Il negoziatore, che cerca di combinare la realtà con la pura fantasia del sogno cinematografico. Impresa non nuova, che comunque Fragasso pare saper portare a termine, raccontando – grazie al supporto del Ministero della Difesa – le peripezie e gli ostacoli che i militari dell’esercito hanno dovuto affrontare per vedersi riconosciuto il danno causato dall’utilizzo di armi radioattive. La trama è inoltre mescolata con un senso dell’azione che - pur con mezzi limitati – convince e non si fa disdegnare. Le parti intimiste e patetiche, specie quelle tra il commissario e i familiari, sono troppo tirate per le lunghe e la retorica del finale esonda, ma è interessante il punto di vista di Fragasso, che guarda l’Italia da una prospettiva diversa rispetto alla media del cinema italiano (l’attacco alle istituzioni arriva “da destra”, poiché il punto di vista è quello di un gruppo di militari che compie gesti estremi pur di perorare la propria causa). Degna di nota, inoltre, è la maniera problematica con cui vengono gestiti suspense e dilemma morale tra mezzi e fine. Persino la sceneggiatura, che non va affatto per il sottile, regala un paio di finezze inaspettate, permettendo a Fragasso di mostrare il suo talento nelle azioni militari, nei movimenti dei gruppi e nell’organizzazione ritmica delle scene di “massa”. Gli attori devono adeguarsi a dialoghi non proprio pregiati, e Gianmarco Tognazzi a volte eccede, ma la misura di Luca Lionello dà al film un calore umano e nostrano che il cinema, ancorché di genere, dovrebbe ricordarsi. (Emanuele Rauco)
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In sala dal 07/05/2010 Genere Thriller



















