| La verità è che non gli piaci abbastanza |
| Scritto da Caterina Gangemi | ||||
| giovedì 19 marzo 2009 | ||||
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Regia Ken Kwapis In breve Le donne del film, nutrono una vera ossessione per l’altro sesso e sono pronte a tutto pur di ottenere le dovute attenzioni.
LA VERITÀ È CHE NON GLI PIACI ABBASTANZA Titolo originale He's Just Not That Into You
Il titolo è di quelli che ingannano. La verità è che non gli piaci abbastanza, sembra infatti suggerire un approccio sarcastico ai temi classici della commedia sentimentale, uno sberleffo ai luoghi comuni “da manuale” sulle relazioni di coppia e il corteggiamento. Insomma, una promessa di novità nel campo dell’intrattenimento per ladies emancipate d’alto bordo. Gli autori sono però quelli di Sex and the city, o, per la precisione, i responsabili del deterioramento dell’apprezzabile serie HBO (Liz Tuccillo e Greg Behrendt, dal cui omonimo libro il film è tratto, hanno collaborato alle ultime due stagioni), mentre il regista Ken Kwapis, dignitoso mestierante, vanta tra i suoi lavori più noti il dimenticabile “L’amore è un trucco” con la Tata televisiva Fran Drescher. Non c’è da stupirsi, alla luce di ciò, dello stile furbetto e fasullo di un film che ammicca maliziosamente ad un pubblico femminile ormai obnubilato da un decennio di chick-lit e relativi derivati cinematografici, smanioso di riconoscersi nelle disavventure delle affascinanti protagoniste. Impostato in maniera corale, con le storie dei personaggi che si intrecciano in una Baltimora insolitamente glamour, il film propone in una serie di scenette “a tema” (“Se lui non ti chiama”, “Se lui non ti sposa”, e così via) una trita pochade a base di sotterfugi e tradimenti che rafforza compiaciuta quegli stessi stereotipi che dichiara di ribaltare. Benché ricche, autonome, realizzate in professioni “fighette” (giornalista, copywriter, artista), le donne di Kwapis, nutrono una vera ossessione per l’altro sesso e si arrovellano, piangono, ordiscono piani e trappole, tartassano amiche e sconosciuti, pur di ottenerne le attenzioni. E non si sentono complete finchè non riescono a conquistarlo, l’agognato adone, per ammantarlo nelle vesti di Principe Azzurro, o convolare in nozze da difendere ad ogni costo. Con buona pace delle eroine dei romanzi di Jane Austen e Emily Bronte, che al cospetto appaiono spregiudicate suffragette. Dal canto loro, gli uomini, provano a fare il gioco della ragione, a sostenere l’accettabilità morale del mero divertimento sessuale o dell’autenticità dell’amore non suggellato dalla parola di Dio (diamine, siamo nel Duemila!), per capitolare però, senza scampo, in happy-ending da favola Disney. Kwapis dirige senza carattere, limitandosi a scimmiottare lo show di Darren Star, dal quale riprende sfacciatamente la trovata della “gente della strada” che, sguardo in macchina a mo’ di video-inchiesta, dice la sua sul tema dell’episodio, e la fotografia sporcata ad arte in pieno stile indie anni ’90. L’intento sarebbe quello di apportare un parvenza di autenticità e spontaneità, in accordo con il titolo, sebbene non bastino certo un paio di finte interviste e qualche loft, a dissimulare un gusto pretenzioso e fasullo, credibile quanto il figlio di papà che si veste straccione per essere alla moda. Non convince neppure lo strombazzato cast, che unisce alcune tra le maggiori star di Hollywood imbalsamandole nei relativi clichés: Johansson bomba sexy, Connelly inquieta e tormentata, Affleck piacione. Sul versante “emergenti”, la leziosa Ginnifer Goodwin, si segnala per l’irritante repertorio di mossette e faccine buffe. Insomma, La verità è che non gli piaci abbastanza? Ma certo che no, gli piaci eccome, e non ci vogliono certo due ore per capirlo. (Caterina Gangemi)
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