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La donna di nessuno
Scritto da Emanuele Rauco   
Wednesday 24 June 2009

In sala dal 26 Giugno 2009 Genere Drammatico
Regia Vincenzo Marano Con Laurent Lucas, Hélène de Fougerolles, Thierry Frémont, Candice Hugo, Christine Citti
Paese Italia/Francia, 2008 Durata 99'
Distribuzione Bolero Film

Dignitoso noir dalle venature erotiche, che affonda nel tentativo di nobilitare personaggi e di raffrontarsi con generi più “seri”.

 

Recensione

Ancora un esordio in questa stagione italiana che, a quanto pare, dovrebbe segnare una sorta di rinascita del nostro cinema, almeno a guardare il tipo di film proposti ultimamente e l’approccio un po’ diverso a problemi quali lo stile, il linguaggio, la regia. Problemi a cui un direttore della fotografia come Vincenzo Marano dovrebbe dare un importante peso, vista anche la cospicua esperienza francese che lo porta ad avere un respiro decisamente più ampio e internazionale nel suo modo di narrare. Respiro che, però, nonostante tutto, non gli garantisce la riuscita del film.

La trama racconta di Martin, un giudice che allaccia una relazione con Sarah, prostituta d’alto bordo nonché testimone in un importante inchiesta. Jeanne, una giornalista, inizia ad indagare per conto suo entrando nella vita di Sarah e Martin. Terzetto perfetto per un triangolo d’amore e morte, scritto da Candice Hugo, Clara Dupont-Monod e Sergio Gobbi, che però ha il difetto di volersi emancipare dalla trama noir e spostarsi verso il dramma sociale, familiare e mélo con risultati spesso discutibili.

Già dal titolo è chiaro che il centro del film è Sarah, la prostituta innamorata e gelosa, devota e debole che affronta i lati della sua personalità attraverso il rapporto con tre figure, e funzioni narrative, molto diverse tra loro: l’uomo forte e ridicolo, che gli dà sicurezza solo nella misura in cui lei si sottomette ai suoi desideri, la donna intelligente e indipendente con cui aprirsi ai lati teneri e inesplorati dell’amore, e la madre – ovvero la tenutaria Louise – donna dura ma anche comprensiva che l’ha addestrata al lavoro e alla vita. Un quadretto abbastanza stucchevole, specie per i risvolti maschilisti degli assunti (sebbene il protagonista non ci faccia una bella figura), che Marano rende comunque interessanti attraverso una riflessione sulla prostituzione come mezzo non solo fisico, ma soprattutto morale e intellettuale, per raggiungere scopi di solito poco nobili. Il problema è che, fuori dal meccanismo nero e poliziesco, il film si affloscia in una messinscena inadeguata e poco convinta, incapace di dare spessore ai personaggi, agli intenti, alle pregevoli scelte visive. Scelte visive che sono chiaramente la principale preoccupazione di Marano, che riempie le inquadrature di controluce, superfici riflettenti, colori freddi o saturi, dando un’atmosfera degna del noir d’epoca. Non riesce, però, a gestire il lato narrativo dell’opera, riempiendo il film di pessimi stereotipi (la carcerata è per forza lesbica, la prostituta è innamorata e sociopatica), colpi di scena buttati via e tentativi di approfondimento poco interessanti. Gli attori s’impegnano molto ma non paiono particolarmente avvincenti, specie Candice Hugo, vacua nella sua confezione extra-lusso, e Anna Galiena, in trasferta premio. Un’occasione sprecata, vanificata dalla voglia di puntare davvero troppo in alto, quando – con le carte che Marano aveva in mano – poteva al massimo puntare al ribasso.(Emanuele Rauco)

 

 

Trailer:

 

 

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