| La chiave di Sara |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| lunedì 16 gennaio 2012 | |
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►Pellicola drammatica molto toccante: senza scadere nel lacrimevole, racconta un brutto capitolo della nostra storia che, troppo spesso, si cerca di dimenticare…
RecensioneIl francese Gilles Paquet-Brenner ha deciso di debuttare nel mondo cinematografico adattando per il grande schermo (insieme al collega Serge Joncour) la storia difficile e complicata de La chiave di Sara, omonimo romanzo di Tatiana de Rosnay. Julia Jarmond è una giornalista americana che vive e lavora a Parigi da oltre venti anni e che viene incaricata di scrivere un articolo sui fatti del 16 luglio 1942, giorno in cui i poliziotti francesi catturarono gli ebrei presenti nel loro territorio e li rinchiusero nel Vèlodrome d’Hiver (in condizioni igieniche e sanitarie disumane) prima di trasferirli nei campi di lavoro. Mano a mano che le sue ricerche proseguono, Julia scopre che la casa in cui sta vivendo insieme al marito, era occupata da una famiglia ebrea che venne scoperta dai nazisti. Quando i poliziotti irruppero nell’abitazione, la piccola Sara rinchiuse il fratellino nell’armadio a muro dell’appartamento, sperando di salvargli la vita. La giornalista diventa talmente ossessionata dalla storia della bambina che capisce di essere personalmente legata alla piccola Sara. La pellicola prevede due protagoniste, due storie e due destini diversi. La vita di Julia è contraddistinta da una fotografia fredda, distante, quasi estranea, specchio della società in cui vive. La disavventura della povera Sara, invece, è raccontata attraverso una colorazione seppiata, intima e accogliente. Appare subito evidente, dunque, che lo sguardo dello spettatore viene filtrato dagli occhi stupiti, impauriti e sconcertati della bambina, incapace di dare una spiegazione alla violenza, alla brutalità e all’ingiustizia del mondo che la circonda. Melusine Mayance è bravissima nell’interpretare il ruolo di una bambina piccola e indifesa, che diviene improvvisamente forte, determinata e coraggiosa per salvare la vita di suo fratello. La chiave di Sara, dunque, è una pellicola drammatica molto toccante: senza scadere nel lacrimevole, racconta un brutto capitolo della nostra storia che, troppo spesso, si cerca di dimenticare. (Martina Calcabrini)
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