| L’arte di cavarsela |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| lunedě 08 agosto 2011 | |
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►Wiesen forza la mano a livello di sceneggiatura, regia e fotografia, e realizza una pellicola che diventa presto una specie di soap opera moderna con situazioni allusive e personaggi abbozzati, piccoli grandi tarli di una storia che non decolla mai…
Recensione
L’esordiente Gavin Wiesen approda in 10 sale cinematografiche italiane con L’arte di cavarsela, una piccola commedia indipendente che parla dei primi travagli sentimentali di un gruppo di adolescenti. È capitato a tutti di innamorarsi quando meno ce lo aspettavamo e, magari, di aver avuto paura di ammetterlo. Errori necessari per crescere, insomma. Il regista decide di fare il suo ingresso nel mondo cinematografico raccontando ai ragazzi una storia di ragazzi, di loro coetanei che vivono, crescono e amano in modo incondizionato. George è un ragazzo timido e introverso, un artista incompreso, un filosofo incallito che finge di vivere. Non svolge i compiti per casa, non studia e non segue nemmeno le lezioni. Le sue giornate scorrono monotone finché non conosce Sally, una ragazza bellissima e trasgressiva, che lo aiuta a farsi degli amici e ad inserirsi nella piccola realtà adolescenziale che li circonda. Mentre Sally, però, è una ragazza esperta dei piaceri della vita, George è ancora un adolescente acerbo, insicuro e goffo, immaturo per affrontare la grandezza di un vero sentimento. Inevitabile, dunque, che Sally venga attratta da un pittore ribelle e spericolato, e che il cuore del timido ragazzo finisca in mille pezzi. Sarebbe bastato poco, volendo, per realizzare una commedia sentimentale carina e delicata, adatta ai teenagers. Una sorta di 3 metri sopra il cielo con un protagonista più impacciato e tenero, un piccolo uomo che affronta le prime difficoltà della vita. E invece no, Gavin Wiesen forza la mano a livello di sceneggiatura, regia e fotografia. La pellicola, infatti, finisce ben presto per diventare una specie di soap opera moderna con situazioni allusive e personaggi abbozzati, piccoli grandi tarli di una storia che non decolla mai. Mentre Emma Roberts ha il carisma necessario e l’inconsapevole (?) attrattiva di una giovane donna, Freddie Highmore, noto al pubblico grazie alla sua performance ne La fabbrica di cioccolato, è probabilmente il punto più debole della pellicola: troppo poco charme, troppo poca attrattiva, troppa poca convinzione. Nonostante i numerosi richiami al cinema indie e il continuo ricorso al repertorio musicale tipico del melodramma, L’arte di cavarsela non strappa lacrime né sorrisi, non ispira tenerezza né volontà di emulazione. Diciamo che, nonostante il titolo italiano, il regista ne ha di strada da fare, prima di pretendere di poter insegnare qualcosa agli altri…. piccoli o grandi che siano! (Martina Calcabrini)
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