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Killer Joe
Scritto da Emanuele Rauco   
Wednesday 07 November 2012

In sala dal 11/10/2012 Genere Commedia
Regia William Friedkin Con Matthew McConaughey, Juno Temple, Emile Hirsch, Gina Gershon, Thomas Haden Church
Paese Usa, 2011 Durata 102’
Distribuzione Bolero Film

► William Friedkin, con humour macabro e ritmo trascinante, realizza un noir pulpeggiante d'incredibile vitalità...

 

Recensione

Vincitore morale della Mostra di Venezia 2011, tanto da prendere il Mouse d'oro assegnato dalla critica on line e nulla nel palmares ufficiale, Killer Joe è un film sorprendente: trasmette un'elettrizzante carica esplosiva in ambienti chiusissimi che si rifanno a una pièce premio Pulitzer di Tracy Letts, e questa carica viene da un regista 77enne come William Friedkin.

Quando scopre che la madre ha rubato la sua scorta di droga, Chris popone al padre di ucciderla per sfruttarne l'assicurazione sulla vita. Coinvolgono così il poliziotto “Killer” Joe Cooper, un assassino prezzolato disponibile a risolvere la faccenda, ma solo dietro pagamento di una somma che non hanno. Friedkin, su sceneggiatura della stessa Letts torna alla regia dopo un lustro – dai tempi di Bug – e ritorna a suo modo: un micidiale noir sudista intriso di sesso, violenza, perversioni, humour nero, sudore, ritmo e tensione.

Ispirato, per dire del regista, alla favola di Cenerentola, con una principessina che di lavoro fa il sicario, Killer Joe è in realtà una commedia familiare virata al nerissimo humour che ricorda i Coen, ma dove alla perfezione geometrica dei fratelli si contrappone una follia lucidissima, scatenata, che passo dopo passo, con qualche compiaciuto accenno al cult, si tinge di sangue corrosivo, ironia devastata, inquietante propensione al disfacimento dei corpi (come mostra lo sfatto sex appeal di Gina Gershon).

Pulp allo stato dell'arte, morte e risate gomito a gomito, ma anche una bella riflessione acida sulla famiglia che ribalta la pièce teatrale di partenza e con un finale davvero memorabile, perfetto esempio di come il teatro o una singola scena non siano sinonimo di staticità se il lavoro di regia è fatto come si deve. Matthew McCoanughey non è mai stato così bravo e Juno Temple è una rivelazione; ma soprattutto non guarderete più una coscia di pollo fritto allo stesso modo. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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