Il villaggio di cartone
Scritto da Emanuele Rauco   
venerdě 07 ottobre 2011

In sala dal 07/10/11 Genere Drammatico
Regia Ermanno Olmi Con Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber, Massimo De Francovich
Paese Italia, 2011 Durata 87'
Distribuzione 01 distribution

Ermanno Olmi torna al cinema di finzione con un film teso, rigoroso, limpido, che con stile “antico” parla dell'Italia d'oggi.

 

Recensione

Dopo il pessimo Centochiodi, uno dei grandi maestri del cinema italiano, Ermanno Olmi, aveva detto addio al cinema di finzione per dedicarsi solamente al documentario, suo prima passione. Ma a causa di un infortunio fisico, il grande Olmi è dovuto tornare sui suoi passi e ha scritto e diretto Il villaggio di cartone, film tanto reale quanto visionario con cui ribadisce, con rinnovata forza, la sua idea di un cinema vivo e comunicativo.

In una chiesa da poco dismessa trova rifugio un gruppo di immigrati clandestini, ricercati dalla polizia; li proteggerà un vecchio prete, felice di ritrovare il senso vero della sua missione. Assieme a Claudio Magris e Gianfranco Ravasi, Olmi scrive una parabola d'intensa religiosità laica che come sempre si fonda sul paradosso e la provocazione per parlare del grande dramma umano dei nostri tempi, la migrazione.

Fondato come molto suo cinema sul conflitto tra dogmi – religiosi e sociali – e la verità della fede che si riflette soprattutto oltre le istituzioni, il film di Olmi racconta la difficoltà dell'accoglienza, la paura di confondere Bene e Male, il senso profondo di ogni vocazione, chiudendo i suoi personaggi tra la chiesa e la sagrestia, descrivendo con rimandi, riflessi, suoni, un mondo “fuori” come fosse in perenne (teatro di) guerra, quella da cui i clandestini scappano ma che ritrovano sotto altre forme nel nostro paese. E lo fa scegliendo un tono anti-naturalistico molto rischioso, che fa parlare filosoficamente i clandestini, che si chiude in dialoghi alti, che si illumina di immagini evocative.

Se riesce, a differenza del suo precedente film a soggetto, è perché rispetto a Centochiodi la parola non travalica mai il cinema, capace di rendere uniche e preziose scene e immagini (bellissima la sequenza iniziale dello sgombero della chiesa), e perché la didascalia del precedente diventa qui chiarezza, nitore di intenti, lucidità di scrittura. Teso nello stile, rigoroso nell'impianto, con solo qualche sbavatura nelle sotto-trame dei migranti, il film riesce a raggiungere il raro equilibrio tra parola e visione e lo fa anche grazie a un uso accorto dei volti e delle voci degli attori, come il grande Michael Lonsdale (doppiato con voce simile a quella dello stesso Olmi), l'irriconoscibile Rutger Hauer, il viscido Alessandro Haber. Un film d'altri tempi, l'opera di un vecchio saggio e pazzo, che come nessun altro conosce il male del mondo odierno. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
Email (non verrà pubblicata)
Nome
Titolo
Commento
 caratteri rimanenti
 
< Prec.   Pros. >

Recensioni

Rubriche

 

cineforum

 

 

Non cinema

 

 

Non cinema

 

TRADUTTORE

 

 

 

PARTNER

 

 

 

 

 

 

CI TROVI ANCHE SU