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Il viaggio di Jeanne
Scritto da Emanuele Rauco   
Thursday 12 November 2009

In sala dal 20/11/2009 Genere Commedia
Regia Anna Novion Cast Jean-Pierre Darroussin, Anais Demoustier, Judith Henry, Lia Boysen
Nazione Francia, 2009 Durata 84′
Distribuzione Bolero Film

Interessante viaggio interiore, in cui la riflessione sul vedere e guardare viene stemperata da storielle un po’ banali.

 

Recensione

La Semaine de la Critique, una delle sezioni più interessanti del Festival di Cannes, si occupa sostanzialmente di scovare opere prime e seconde di giovani registi o esordienti di lusso; operazione che nel 2008 ha portato alla scoperta di Anna Novion, studentessa di cinema e autrice di cortometraggi che arriva al debutto nel film lungo con una storia di viaggi e conoscenze che, tra i difetti, trova qualche barlume di interesse.

Jeanne ogni anno per il suo compleanno riceve dal padre un viaggio per conoscere il mondo: per il diciassettesimo compleanno, Albert le regala un viaggio in un paesino della Svezia, a caccia di un tesoro vichingo. Ma qui, i due, dovranno confrontarsi anche con i cambiamenti delle loro vite. Un viaggio dentro e fuori di sé, dipinto coi toni della commedia sottile: lo script della regista con Béatrice Colombier, Mathieu Robin e Xabi Molla, sembra ispirarsi alla delicatezza di tocco del miglior cinema transalpino.

Ambientato prevalentemente tra gli esterni affascinanti di Styrso, il film riflette sul rapporto tra conoscenza e cultura nella borghesia europea, mettendo a confronto un uomo tronfio delle proprie certezze culturali (ragiona per stereotipi e diktat) e una ragazzina che, invece, quel mondo dato per scontato del padre, vuole conoscerlo attraverso l’esperienza e la partecipazione. Curiosamente e inaspettatamente il film si struttura interamente sullo sguardo, la visione, persino la spiata, raffigurate da Novion come mezzo attraverso cui tentare – spesso vanamente – di apprendere e capire. Peccato che le storielle che circondano i protagonisti, o che li coinvolgono, siano banali e un po’ melense, in linea con una conclusione fin troppo conciliante.

In questo, la sceneggiatura, limita le intenzioni di una regia che sa giocare con la musica e le inquadrature senza far pesare alcun tipo di didascalismo, provando a risollevare anche quei momenti meno interessanti o del tutto pleonastici con una messinscena acuta e un’interessante direzione degli attori (se Jean-Pierre Darroussin sembra un po’ una macchietta, Anais Demoustier e Judith Henry hanno il tocco giusto). Un esordio zoppicante, ma che mostra segni ed elementi che speriamo Novion sappia saggiamente coltivare. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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