| Il ventaglio segreto |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| venerdě 08 luglio 2011 | |
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►Wayne Wang adatta un best-seller con ritmi fin troppo placidi e poca sostanza. E il tedio rischia di mangiarsi il film.
Recensione
Non a tutti i registi orientali che tentano la fortuna in Occidente dice bene: a fronte di un John Woo – comunque tornato in patria – e di un Ang Lee, ci sono registi come Wayne Wang che dopo un'impennata con il dittico di Auster, Smoke e Blue in the Face, ha ripiegato su prodotti industriali di facile e corrivo consumo. Con Il Ventaglio Segreto tenta invano di dare una svolta sensata alla sua carriera. Due storie parallele, segretamente legate tra di loro. Una è quella di Fiore di Neve e Lily, due bambine amiche nella Cina del 19° secolo i cui destini prenderanno vie separate e drammatiche. L'altra rigurda Nina e Sophia che nella Shanghai contemporanea vedono la loro amicizia complicata dall'amore e dalla carriera. Il vendutissimo romanzo di Lisa See è la base su cui Angela Worman, Michael Ray e Ron Bass hanno scritto un dramma metà storico e metà urbano che riflette sulle segrete vie che legano i destini di ognuno di noi alle più profonde amicizie. Il concetto attorno al quale infatti gira il film è il laotong, un legame di amicizia tra due donne, più forte di una parentela, che si esprime attraverso il nu shu, il linguaggio segreto delle donne spesso scritto su ventagli. Un forte inno alla sorellanza, all'intimità tra due donne più forte di ogni rapporto, che Wang però non riesce a condurre al di fuori della piatta accademia, preferendo il décor e la cura fotografica, al progredire anche sottile delle emozioni. La sceneggiatura non riesce fino in fondo a far emergere i risvolti più interessanti dei temi trattati, oltre a mischiare disinvoltamente il cinese e l'inglese nella parte contemporanea, mentre la regia vira presto sull'andamento soporifero tipico delle co-produzioni con intenti artistici. Da qui il piccolo e poco comprensibile cameo di Hugh Jackman in vesti di ricco australiano canterino (in pratica se stesso): che comunque è più incisivo tanto di Gianna Jun, quanto di Bing Bing Li, attrici composte che non riescono, come il film, a fare un passo in più del consueto. (Emanuele Rauco)
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