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Il mio amico Eric
Scritto da Caterina Gangemi   
Friday 04 December 2009

In sala dal 04/12/2009 Genere Commedia
Regia Ken Loach. Con Eric Cantona, Steve Evets, John Henshaw, Stephanie Bishop
Nazione GB/Fra/Ita/Bel, 2009 Durata 116′
Distribuzione Bim

Abbandonati i toni cupi e il pessimismo delle prove drammatiche, ma fedele al consueto realismo britannico, Loach si cimenta con successo in una commedia...

 

Recensione

 

“Quando i gabbiani seguono il peschereccio, è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine” (Eric Cantona)

L’idea del personaggio che interagisce col suo mito non è delle più originali, e non mancano esempi celebri: dai duetti tra Woody Allen e Humphrey Bogart diretti da Herbert Ross in Provaci ancora Sam, al Bruce Springsteen che dispensa consigli sentimentali a un melomane John Cusack nell’Alta fedeltà di Stephen Frears. Ne Il mio amico Eric, ci prova anche Ken Loach, facendo irrompere nella vita tormentata del portalettere Eric nientemeno che il campione di calcio Eric Cantona, in una commedia agrodolce nella quale le divagazioni oniriche si inseriscono in un crudo spaccato della working-class di provincia, tra humor disincantato, dramma familiare e tanto, tanto football.

Eric Bishop (Steve Evets) è un uomo in crisi. Piantato dalla moglie che gli affibbia gli adolescenti figliastri a un passo dal teppismo, e logorato dai sensi di colpa verso il primo amore Lily (Stephanie Bishop), sposata in fretta poco più che ventenne, e altrettanto prematuramente abbandonata con una figlioletta appena nata, a Eric non sembra esser rimasto altro che il conforto degli amici e la passione per la squadra del cuore, in sostegno a un rassegnato sconforto e senso di fallimento. Finchè un giorno, in una camera da letto tappezzata di poster e cimeli del Manchester, si materializza Lui in persona, ovvero Eric Cantona, idolo calcistico del postino che, con rude aspetto e suadente accento francese, riesce a infondere in Eric il perduto coraggio e la fiducia in se stesso, aiutandolo a ricomporre i pezzi della sua tormentata esistenza proprio a suon di quelle citazioni, strampalate e al tempo stesso sagge, che lo resero famoso tra i suoi fans.

Abbandonati i toni cupi e il pessimismo delle prove drammatiche, ma fedele al consueto realismo britannico, Loach si cimenta con successo in una commedia che riscopre il valore della solidarietà e l’autentico spirito edificante e comunitario della tifoseria, affidandosi a un cast strepitoso di volti poco noti al grande pubblico ma perfetti nel restituire l’autenticità di una storia comune e al tempo stesso eccezionale. La sceneggiatura del fido Paul Laverty spesso arranca, nel tentativo di conferire la necessaria credibilità a situazioni spesso talvolta improbabili, e i nessi causali non sempre trovano l’indispensabile motivazione narrativa. E tuttavia, sono proprio certe imperfezioni, solidamente supportate da una regia asciutta e concreta che non risparmia momenti forti (il blitz della polizia durante il pranzo di famiglia), ad assicurare al film quel carattere ruspante e genuino che permette di aggirare con eleganza ogni stucchevolezza, perfino nel prevedibile e liberatorio happy ending.

Ma la vera forza e sorpresa del film è proprio il suo ospite d’onore, il turbolento attaccante marsigliese Cantona, ormai lanciato nel mondo del cinema (I ragazzi del Marais, Elizabeth, Le deuxième souffle, tra i titoli a cui ha preso parte) che si offre in tutto il suo massiccio corpaccione e volto impassibile con spontanea autoironia e irresistibile verve. (Caterina Gangemi)

 

Trailer:

 

 

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