| Il debito |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| venerdì 16 settembre 2011 | |
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►Remake americano di un film israeliano, il film di John Madden resta al livello dei suoi bravi attori e spreca il potenziale...
Recensione
L'olocausto è la pagina più buia della storia del 20° secolo, se non della storia dell'uomo, e in un modo o nell'altro è stato raccontato al cinema di continuo. Più raro è invece il racconto delle conseguenze della Shoah e del sentimento di vendetta del popolo israeliano: dopo Munich di Spielberg, Hollywood racconta la guerra del Mossad (il servizio segreto israeliano) ai latitanti nazisti ne Il Debito, film che John Madden – noto per Shakespeare in Love – ha tratto da Ha-Hov, pellicola del 2007 diretta da Assaf Bernstein. La storia parte dal presente, quando Rachel, Stefan e David si riuniscono per celebrare l'anniversario della missione in cui uccisero un ex-gerarca nazista latitante, e arriva negli anni '60, quando i tre da giovani si mettono sulle tracce del criminale di guerra, svelando segreti che avrebbero voluto seppellire. Matthew Vaughn (Kick-Ass, X-Men-L'inizio), Jane Goldman e Peter Straughan adattano la sceneggiatura di Bernstein e Ido Rosenblum traendone un drammatico thriller spionistico che si confronta con alcuni nodi della cultura ebraica. Il film infatti parte da un sentimento universale come quello della vendetta e lo declina in variabili via via più accurate, peculiari, che fanno tesoro del patrimonio yiddish e della sua rilettura israeliana, per raccontare il senso di colpa, la consapevolezza del Male, il rapporto sotterraneo con la letteratura; quello di Madden però, è un Munich semplificato, che non esita quando il gioco si fa più difficile a ricorrere alle convenzioni hollywoodiane, nei personaggi e nei loro risvolti, finendo per deludere parte delle attese. Più che la regia, che a dispetto del curriculum di Madden sa sfoderare almeno un paio di ottime scene di tensione (il rapimento di Vogler e la precedente seduta dal ginecologo, il finale nell'ospedale psichiatrico, degno di Le Carrè), il problema è di una sceneggiatura che gestisce male le varie trame, i loro risvolti e la conseguente suspense. E allora, cuore e motivo della visione restano gli attori: sei, tutti bravissimi. E se Helen Mirren e la lanciatissima Jessica Chastain – interpretano Rachel nelle varie età – s'impongono nella memoria, vale la pena elogiare almeno Tom Wilkinson e la rivelazione Martin Csokas, fattori vincenti di un film che invece si accontenta del pareggio. (Emanuele Rauco)
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