| Il cattivo tenente – Ultima chiamata New Orleans |
| Scritto da Emanuele Rauco | |||
| lunedì 07 settembre 2009 | |||
|
► Zoppicante ma intrigante versione alternativa (ché remake non è affatto) del famoso film di Ferrara, in cui Herzog prova a rileggere il suo modo di fare film a soggetto.
Recensione
Werner Herzog è uno dei nomi più imponenti e altisonanti del cinema mondiale, uno che è riuscito ad affrontare imprese filmiche imponderabili con la sola forza del suo genio. Proprio perché negli ultimi anni si era allontanato dal cinema di finzione, prediligendo il suo straordinario occhio documentaristico, siamo rimasti molto perplessi alla notizia che il regista tedesco volesse affrontare il rifacimento di un celebre film di Abel Ferrara. Quel che ne esce fuori, pur non essendo il remake del suddetto film, conferma le perplessità ma anche le capacità del suo autore. Terence McDonagh è un poliziotto viscido e arrogante che paga caro l’unico atto di bontà della sua vita: salvare un prigioniero durante l’uragano Katrina infortunandosi la schiena in modo permanente, tanto da diventare dipendente da medicine e droghe. Dipendenza che gli complicherà di parecchio le indagini sullo sterminio di una famiglia africana. Completamente diverso dall’omonima pellicola del ’93, questo film scritto da William Finklestein è un poliziesco classico come impostazione narrativa, ma che sostituisce la straziante introspezione psico-mistica con un impianto ironico e onirico fin troppo spiazzante. Ambientato, come detto e ribadito dal sottotitolo, nella New Orleans post-Katrina, il film si pone su un doppio percorso, che prova con qualche difficoltà a rendersi unico. Da un lato, il ritratto – come da ispirazione ferrariana – di un uomo devastato dal male, che cerca di emanciparsi dalla realtà e che, nonostante il suo animo perverso, non può esimersi dalla sua natura di rappresentante della legge e del “bene”. Dall’altro, una riflessione sui canoni e i cliché di un genere che Herzog decide di affrontare di petto, per poi affondarlo con gli squarci onirici. Il risultato dell’ibridazione è un film faticoso, difficile, in cui le due ambizioni di Herzog si scontrano violentemente, ma che riesce ad affascinare lo spettatore attraverso un uso sfrontato dell’onirismo o del simbolismo criptico (come nell’ambiguo finale). Certo, i difetti ci sono e non sono pochi, dalla sceneggiatura incapace di assemblare in maniera densa e omogenea le varie sfaccettature di un materiale comunque complesso e ricco, alla regia di cui non si comprendono a pieno certe scelte, come l’uso di macchina a mano e grandangoli fin troppo insistiti. Per finire con un Nicholas Cage che vorrebbe fare il verso (oltre che a se stesso) a Klaus Kinski, ma che non ne possiede nemmeno il ricordo del carisma. Nonostante tutto, il film di Herzog sfrutta in modo non banale l’ambientazione, sa guardare ai personaggi con un occhio quasi compassionevole (il rapporto di Terence con la matrigna) e prova a dare un nuovo impatto visionario a un cinema americano dal quale il regista sembra stato rapito. (Emanuele Rauco)
Trailer:
» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
|
|||
| < Prec. | Pros. > |
|---|

In sala dal 11/09/2009Genere Poliziesco




















