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Il caso dell'infedele Klara
Scritto da Caterina Gangemi   
Monday 23 March 2009

In sala dal 27 Marzo 2009

Regia Roberto Faenza

In breve Ambientato in una Praga moderna e cosmopolita, il film racconta l’ossessione di un giovane musicista per la bellissima fidanzata Klara.

 

IL CASO DELL'INFEDELE KLARA

In sala dal 27 marzo 2009 Genere Drammatico
Regia Roberto Faenza Paese Italia, 2009
Cast Claudio Santamaria, Iain Glen, Laura Chiatti, Kierston Wareing, Paulina Bakarova
Distribuzione Medusa

 

 

Proseguendo lungo la strada dell’adattamento letterario inaugurata nel 1990 con lo schnitzleriano Mio caro dottor Gräsler, l’accademico Roberto Faenza si cimenta questa volta col romanzo dello scrittore ceco Michal Viewegh Il caso dell’infedele Klara, portando sullo schermo una patinata storia di gelosia blandamente tinta di giallo.

Ambientato in una Praga moderna e cosmopolita, il film racconta l’ossessione di Luca, giovane musicista italiano che insegna musica ai bambini, per la bellissima fidanzata Klara, troppo affascinante, seducente, irresistibile, per sottrarsi alle attenzioni di altri uomini. Divorato dal dubbio e dal sospetto, Luca si rivolge a Denis, investigatore privato a sua volta invischiato in un torbido ménage coniugale e nel contempo attratto dall’avvenente collaboratrice Nina, che accetta di avviare l’indagine. Si dipana così un intrigo, fatto di intercettazioni e cimici, chiacchiere, molte, e amplessi, moltissimi, che trova il prevedibile climax in una turistica Venezia (“La città in cui si consumano più tradimenti”) , fino ad un epilogo di desolante mediocrità che stempera la paventata trasgressione in un conformismo quasi moraleggiante.

Sbagliato nel registro, che si vorrebbe quasi-thriller laddove invece una comicità involontaria riporta piuttosto alla pochade scollacciata anni ’70; nel cast, che accoppia infelicemente un Santamaria monocorde e palesemente a disagio, ad una Chiatti imbambolata e starnazzante, Il caso dell’infedele Klara è un film che fallisce soprattutto nelle intenzioni. Perché non bastano i giochini registici sul punto di vista, il citazionismo didascalico (che tira in ballo un po’ di tutto, da Shakespeare a Graham Greene, passando per Balzac e l’immancabile Kafka) e i riferimenti a Bunuel, e finanche la confezione elegante ed esterofila, a nascondere dietro un’aura di presunta cultura il provincialismo dell’ennesima produzione italiana che, alla fin fine non parla d’altro che delle solite corna borghesi. Quanto alla pubblicizzatissima componente erotica, che furbamente lasciava a intendere scene ad alto tasso di passione tra i protagonisti, va riconosciuta al film una notevole generosità nel dispensare congressi carnali di ogni sorta, la cui messa in scena leccata e fasulla, tuttavia, fa apparire al confronto Adrian Lyne come un maestro dell’hard-core. Pretenzioso e presuntuoso, così ben avviluppato nel suo compiaciuto intellettualismo da ignorare le continue cadute nel ridicolo, il film di Faenza si consiglia soltanto ai fans della Chiatti (contemporaneamente nelle sale con un’altra storia di gelosia su sfondo veneziano in Iago di De Biasi), che, finalmente libera di dar sfogo a tutto il suo spessore recitativo, si toglie perfino il perizoma. (Caterina Gangemi)

 

Trailer:

 

 

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