| Il buono il matto il cattivo |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| domenica 20 novembre 2011 | |
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► Il buono, il matto e il cattivo comincia bene ma dimentica presto che il suo obiettivo è quello di riportare in auge i vecchi film western…
Recensione
Che il nome di Sergio Leone sia, inevitabilmente, ricondotto ai grandi film western degli anni '60, è ormai un dato di fatto. Le sue opere sono pezzi importanti della storia del cinema italiano che hanno contribuito, in prima linea, a creare le basi di quello che sarebbe presto stato definito genere degli “spaghetti western". Molti sono stati i registi occidentali che, recentemente, ispirandosi al Maestro, hanno tentato di riportare in auge quei vecchi film di cowboy che cavalcano nei deserti di un West arido e polveroso. Basti pensare a Il grinta dei Fratelli Coen o, per vie traverse, anche al cartone animato Rango di Gore Verbinski. L'ultimo tentativo arriva (con ben 4 anni di ritardo) direttamente dalla Corea: Il buono, il matto e il cattivo di Kim Jee-woon. Manciuria, primi anni ’30. Un treno in corsa viene assalito (dall'interno e dall'esterno), derubato e abbandonato sulle rotaie di una distesa desertica. Il bandito Tae-gu, soprannominato Il matto, ruba dei costosi gioielli e, involontariamente, entra in possesso di una mappa misteriosa. Contemporaneamente, anche il killer Chang-yi, conosciuto come Manciuria Kid - alias Il cattivo - e i suoi scagnozzi, uccidono innocenti viaggiatori per scovare la mappa che li condurrà direttamente al posto in cui è nascosto un prestigioso tesoro. Due malfattori, insomma, che si contendono lo stesso bottino e che sono entrambi ricercati da Do-won, un talentuoso cacciatore di teste, considerato Il buono. Inevitabile, dunque, lo scontro finale. Il regista Kim Jee-woon, autore del riuscitissimo Two sisters, inizia la pellicola alla grande. Campi lunghi, falchi digitali che indicano la via, campi e controcampi degni dei migliori film di genere. Un'attiva e fluida macchina da presa si muove sinuosa all'inseguimento dei protagonisti, seguendo o anticipando le loro mosse. Improvvisamente, però, si arresta e accompagna, stancamente, i personaggi nei loro viaggi. Quella che inizialmente sembrava una pellicola ricca di azione, divertimento e humor, finisce (troppo presto) per trasformarsi in un prodotto fiacco e paradossale. Nel western, si sa, le azioni contano più delle parole, sono esplicative del carattere di un personaggio, ne rivelano pregi e difetti. E così, Il buono, il matto e il cattivo non fa uso di grandi dialoghi, non progetta una mappa ideale per spiegare al pubblico i piani dei suoi protagonisti, non crea la suspense necessaria per tenere desta la sua attenzione. Il nuovo lavoro di Kim Jee-woon, insomma, comincia bene ma perde, lentamente, il proprio obiettivo e smarrisce la via. Un gran peccato! (Martina Calcabrini)
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