In sala dal 3/02/2012 Genere Avventura Regia Martin Scorsese Con Asa Butterfield, Ben Kingsley, Chloe Moretz, Sacha Baron Cohen, Ray Winstone, Emily Mortimer, Johnny Depp, Christopher Lee, Jude Law, Richard Griffiths Paese USA, 2011 Durata 125’ Distribuzione 01 Distribution
►Favola moderna in tre dimensioni che sprona lo spettatore a non smettere mai di credere nei propri sogni...
Recensione
Ci sono registi preceduti dalla propria fama e Martin Scorsese, ovviamente, è tra questi. Da quando diresse Taxi Driver nel lontano 1976, il suo nome è stato sempre assimilato a pellicole fortemente connotate da violenza, sangue, rabbia, peccato e rivalità. Eppure, sembra che il suo cinema abbia cambiato direzione negli ultimi tempi: dopo riusciti thriller psicologici come The Departed e Shutter Island, il regista si dedica alla trasposizione cinematografica de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, famoso romanzo illustrato di Brian Selznick, affidandone la sceneggiatura all’esperto John Logan (che ha curato capolavori come Sweeney Todd e The Aviator).
Parigi, anni ’30. Hugo Cabret è un ragazzino orfano di appena 11 anni, costretto a vivere nascosto in una stazione ferroviaria occupandosi di farne funzionare correttamente gli orologi. Solo, affamato, bisognoso di affetto, Hugo trova la voglia di vivere attraverso la speranza di riuscire a riparare l’unico oggetto lasciatogli in eredità dal suo amato padre: un automa dal viso malinconico contenente un messaggio segreto. L’unico modo per riuscirci, però, è sottrarre alcuni ingranaggi dal negozio di giocattoli della stazione. Quando il venditore e la sua figlioccia Isabelle lo scoprono, prima si arrabbiano ma poi vivono insieme al bambino l’avventura più grande del mondo: la scoperta della settima arte, il cinema.
Non c’era metafora migliore di quella dei congegni meccanici per descrivere il cinema dell’ultimo Scorsese. Puntuale, calibrato, perfettamente costruito intorno al suo motore centrale: il cuore. La chiave a forma di cuore che azionerà l’automa, certo, ma anche l’organo vitale di ogni essere vivente. E Scorsese, che conosce bene il segreto, sa come far pulsare questo cuore in modo sempre più preponderante durante la narrazione: facendo cozzare i sogni e le magie di un bambino contro le disillusioni della vita di un uomo stanco, deluso e introverso. Due solitudini che, incontrandosi, fanno coincidere esattamente il battito del cuore dello spettatore con il rintocco delle lancette dell’orologio che scandisce la vita dei cittadini francesi. Ma non è tutto. Gli occhi sognanti di un ragazzino dickensiano (con chiaro riferimento a Oliver Twist) inesperto della vita si fermano a guardare gli strani personaggi che passano per la stazione e che, inevitabilmente, lasciano il segno.
Lui, dall’alto della sua finestra dal vetro smerigliato, inventa le storie di quelle persone trasformandole, involontariamente, nei protagonisti di una grande avventura. Ma nulla di tutto ciò sarebbe possibile se il vecchio (e arrabbiato) venditore di giocattoli non fosse quello strambo George Meliès che trasformò il cinema muto in un’arte di intrattenimento. Artigiano per eccellenza, Meliès/Scorsese prende per mano Hugo e Isabelle (e, per estensione, gli spettatori) e gli fa scoprire i capolavori che furono agli albori del cinema: da Buster Keaton a Charlie Chaplin, dai Fratelli Lumiere allo stesso Meliès. A metà tra una lezione di storia del cinema, il racconto di un dramma umano e l’esaltazione del percorso (necessario e inesorabile) dal cinema muto a quello sonoro, tra sorrisi di gioia e lacrime di commozione. Hugo Cabret, dunque, è una favola moderna in tre dimensioni che sprona lo spettatore a non smettere mai di credere nei propri sogni. (Martina Calcabrini)
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» 1 Commento
1Commento il mercoledì 29 febbraio 2012 13:26by Mark
Bella bella bella recensione. Non ho altro da aggiungere.