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Hai paura del buio
Scritto da Emanuele Rauco   
martedì 10 maggio 2011

In sala dal 6/05/2011 Genere Commedia
Regia Massimo Coppola Con Alexandra Pirici, Erica Fontana, Antonella Attili, Alfio Sorbello, Manrico Gammarota
Paese Italia, 2010
Distribuzione BIM

Massimo Coppola, dopo reportage tv di varia fattura, ci prova col cinema: poteva andargli peggio, ma manca ancora di lucidità...

 

Recensione

Quasi tutto coloro che hanno fatto il passaggio dal piccolo schermo al grande si ritrovano scottati, e non stiamo parlando di attori o autori di serie tv e fiction, ma di personaggi che hanno fatto una tv non narrativa, reportage o documentari. In questo caso, stiamo parlando di Massimo Coppola, divenuto più o meno famoso con Avere vent'anni, programma fattuale (come si dice in gergo) di MTV che raccontava la giovinezza ai giorni nostri. Ora Coppola prova il passo nel cinema, e rischia anche lui di scottarsi.

Al centro del film Eva, che dopo la chiusura della fabbrica in cui lavorava a Bucarest si trasferisce in Italia, a Melfi; qui trova ospitalità da Anna, conosce un ragazzo di cui s'innamora e sfiora la criminalità locale. Ma ha anche modo di ritrovare sua madre. Un dramma intimo e quasi claustrofobico che il regista scrive ispirandosi in parte a Rosetta dei fratelli Dardenne, in parte al cinema d'autore degli anni '70. L'obiettivo è quello di raccontare la fabbrica, il lavoro degli operai e i loro tormenti emotivi e interiori attraverso lo sguardo di un cinema che rielabori e superi il documentario o il realismo verista con lo stile e la composizione dell'immagine: operazione ambiziosa che fa onore a Coppola, ma che cozza contro un'eccessiva programmazione di emozioni e snodi di stile (le musiche soprattutto) e un cattivo uso dell'economia di mezzi, che spesso si tramuta in ripetitività, come dimostra lo sfogo finale che recupera un pathos giustamente accantonato fino ad allora.

Coppola lavora bene sui corpi e con gli attori (bravissima Alexandra Pirici) e si concentra su piani ravvicinati e focali lunghe che tolgono aria e lucidità a sfondi e contesto, ma la sceneggiatura, che procede per strappi e brevi scene, denuncia la mancanza tanto di uno sguardo sufficientemente forte ed elaborato quanto di un'urgenza che arrivi fino allo spettatore. Che non può fare a meno di guardare anche ai pregi del film (presentato a Venezia, alla Settimana della critica) con un misto di tedio e fastidio. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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