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Gli sfiorati
Scritto da Emanuele Rauco   
Saturday 10 March 2012

In sala dal 2/03/2012 Genere Drammatico
Regia Matteo Rovere Con Andrea Bosca, Miriam Giovanelli, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Claudio Santamaria, Asia Argento
Paese Italia, 2011 Durata 111’
Distribuzione Fandango

►Il secondo film di Rovere racconta l'indeterminatezza di una generazione e di un mondo, ma come i suoi personaggi gira a vuoto...

 

Recensione

Ha coraggio, bisogna ammetterlo, Matteo Rovere. Dopo il contestato (eppure non così riprovevole) esordio con Un gioco da ragazze, Rovere alza il tiro, senza ripiegare, decidendo di trasportare ai giorni nostri un romanzo di Sandro Veronesi, uno di quelli difficilmente traducibili in immagini, moraviani. Gli sfiorati però non è all'altezza delle sue ambizioni.

La storia è quella di Mete, grafologo di buona famiglia in rotta col padre poiché questo, dopo la morte della moglie, ha frettolosamente deciso di risposarsi con un'altra donna. Proprio la loro figlia viene mandata a casa di Mete, mentre i genitori preparano il matrimonio: sarà un mini-ciclone. Scritta dal regista con Laura Paolucci e Francesco Piccolo, Gli sfiorati è una commedia di personaggi che vorrebbe raccontare un disagio generazionale, sociale e anche – stando al romanzo di partenza – storico.

La scelta però di descrivere quel tipo di realtà, cioè la borghesia annoiata e arricchita alle prese coi sussulti psicologici ed erotici, ai giorni nostri fa perdere la specificità dell'assunto di fondo, lasciando ogni responsabilità della riuscita del prodotto a Rovere: e se bisogna essere bravi scrittori per rendere letterariamente un percorso introspettivo di questo tipo, il regista deve esserlo ancora di più. E Rovere, nonostante la mano (e la fotografia di Vladan Radovic), non sa dare spessore alla storia, non riesce a descrivere il senso degli sfiorati del titolo, quelle persone che paiono non essere toccate da nulla e che pure attraversano tutto.

Come i suoi personaggi, il film gira a vuoto, si perde in questioni, idee, facce e faccende poco interessanti, recuperando un filo di prurigine, di voyeurismo tanto morboso quanto all'acqua di rose (mai che si vedano organi sessuali) dal film precedente a cui aggiungere la voglia di registrare il disagio attraverso musiche, luoghi, macchina da presa. È un passo avanti, ma la sensazione che lascia, tolta la fascinazione per l'esordiente Miriam Giovanelli, è un lungo discorso, ricco di notazioni, in cui però non si dice nulla. E tra le righe, compare pure un po' di presunzione per aver invece voluto disegnare un mondo. (Emanuele Ruaco)

 

Trailer:

 

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