| G.I. Joe - La nascita dei Cobra |
| Scritto da Leonardo Piva | |||
| giovedì 10 settembre 2009 | |||
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► Primo film per i famosi combattenti di casa Hasbro che ci regalano una pellicola piena d’azione, armi innovative e inseguimenti. Il cinema però è altra cosa...
Recensione
Una rinomata industria bellica fabbrica un’arma in grado di divorare il metallo, i Cobra vogliono impossessarsene ma troveranno sulla loro strada i migliori combattenti del mondo: i G.I. Joe. Quando l’odore di troppi dollari inizia a farsi sentire, bisogna fare enorme attenzione, ponderando bene ogni singola mossa. Questa attenzione è mancata alla Hasbro. Dopo l’enorme successo economico del franchise Transfomers, la casa costruttrice di giocattoli, concede i diritti della famosa linea di action figure G.I. Joe e permette al regista Stephen Sommers (La Mummia, Van Helsing) di dirigere il primo capitolo di questa nuova potenziale saga. La pellicola si rivela come un perfetto contenitore di cliché da action movie. Una trama ipocritamente complicata è gestita superficialmente, condotta da troppi personaggi. E l’eccessiva saturazione dei protagonisti in scena, comporta il sacrificio dell’approfondimento, dell’introspezione e della conseguente empatia con lo spettatore. Personaggi scritti frettolosamente, che cercano furbescamente di strizzare l’occhio all’emotività del pubblico, con flashback dedicati singolarmente ad ognuno di loro (come di recente visto in Watchmen), ma sono pedine di gioco assolutamente incolori e inconsistenti, esattamente come le loro matrici di plastica. La regia di Sommers asseconda ogni situazione senza il minimo concetto di autorialità: piatta e fracassona quanto basta, la macchina da presa del regista di Indianapolis, si dimena tra esplosioni e sparatorie, dimostrando incisività solamente nel lungo inseguimento per le strade di Parigi. Stephen Sommers non è Michael Bay, e il tentativo di portare sul grande schermo giocattoli che hanno riempito l’immaginario di milioni di bambini, non può definirsi raggiunto. Bay nel primo Transformers era comunque riuscito a dare sufficiente pathos a personaggi e robot pur non rinunciando a chilometriche esplosioni (e quando mai lo farà?!), cosa che non gli è per nulla riuscita nel secondo capitolo. Sommers si ispira chiaramente alla saga made in Bay, purtroppo senza averne lo stesso gusto e la stessa abilità nelle scene d’azione. E non basta assolutamente l’accenno ad una storia d’amore per far appassionare il pubblico. Insomma, personaggi e sceneggiature per nulla memorabili e regia ordinaria. E noi di Bizzarro entriamo in sala per tutto ma non per qualcosa di ordinario. (Leonardo Piva)
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