| From Paris with love |
| Scritto da Domitilla Pirro | |
| venerdě 16 aprile 2010 | |
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► Con humour arguto, fine e sottile quanto un bazooka, la Europacorp di Luc Besson torna a scarrozzare attori hollywoodiani sotto la Tour Eiffel
Recensione
Con humour arguto, fine e sottile quanto un bazooka, la Europacorp di Luc Besson torna a scarrozzare attori hollywoodiani sotto la Tour Eiffel come già aveva fatto col Liam Neeson che cercava progenie perduta in Io vi troverò. Stavolta tocca a Jonathan Rhys-Meyers e John Travolta, strana coppia di agenti super-speciali alle prese con un sacco di cattivoni da crivellare di colpi. Familiare? James Reeves (Rhys-Meyers) è assistente personale dell’ambasciatore americano in quel di Parigi, ma sogna di diventare una vera e propria spia. Inizialmente riceve incarichi minori e assolutamente risibili – sostituisce targhe d’auto in parcheggi deserti, tenta d’incollare cimici al mobilio di ambasciate altrui usando gomma da masticare scadente – ma presto gli si presenta davanti l’occasione per un autentico salto di qualità: Charlie Wax (Travolta), agente segreto a tutti gli effetti, è il partner poco ortodosso che l’agenzia gli affianca per occuparsi del suo primo caso, una brutta faccenda di terrorismo internazionale. Con buona pace della fidanzata Caroline (Kasia Smutniak), che attende paziente in casa il ritorno dell’eroe… O forse no. Ecco dunque come può accadere d’imbatterci in un B-movie farsesco – pardon, in un blockbuster all’europea – in cui il look di Travolta cita inconsciamente Mastro Lindo, più che un Willis, e le smorfie forzose di Rhys-Meyers quasi non si notano nell’accozzaglia informe di stereotipi razzisti e sessisti che riempie lo schermo. Ce n’è per tutti: pachistani, cinesi o francesi che siano (Besson e il regista Pierre Morel mirano manifestamente al pubblico Usa e dipingono persino i propri conterranei di conseguenza), i potenziali nemici vanno silurati con qualunque calibro purché in fretta, senza giusto processo – figurarsi! – né uno straccio di interrogatorio. L’effetto grottesco per accumulazione, si badi, è però calcolato: quello che lascia perplessi è semmai il fatto che il primum movens, in un’orgia di violenza gratuita e un po’ grottesca dove il sangue e il sugo hanno lo stesso punto di rosso, in realtà sia davvero celebrazione compiaciuta e non satira. Per di più, quando la trama s’infittisce ed entrano in gioco dinamiche socio-affettive da trattatello con copertina rigida, le premesse esilaranti e quasi slapstick della pellicola si rivoltano contro il suo stesso equilibrio, palesemente viziato com’è quanto alla gestione del tocco di drama finale. Il risultato è perciò schizofrenico: film dapprima troppo ridicolo per poter essere mai preso sul serio, From Paris with love vira improvvisamente verso una chiusura pessima con piglio quasi moralista. Peccato solo per un paio di momenti ispirati del Travolta più deliziosamente trash che abbiate mai visto. (Domitilla Pirro)
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