| Et in terra pax |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| mercoledì 01 giugno 2011 | |
|
►Come già fatto da Saviano e Garrone con Gomorra, anche i giovani Daniele Coluccini e Matteo Botrugno provano a raccontare una realtà tanto attuale da far paura…
Recensione
Non tutte le guerre si svolgono tra mondi diversi, tra universi paralleli o tra galassie lontane. Basta scegliere un posto a caso, accendere la macchina da presa e restare a guardare in silenzio. Piccoli sprazzi di vita quotidiana, monotoni, grigi, “movimentano” le periferie, luoghi bui e desolati abitati da persone uguali, uniformi, fantocci di carne e ossa, che si rincorrono a vicenda per continuare a vivere in una società governata dalla legge del più forte. Questo è lo scenario di Et in terra pax, lungometraggio d’esordio di Daniele Coluccini e Matteo Botrugno, talentuosi registi italiani alla soglia dei trent’anni. Un sinuoso piano sequenza iniziale segue Marco, uno dei boss del quartiere romano di Corviale che, dopo aver passato anni al fresco di una cella, decide di mettere la testa a posto. O almeno ci prova. Circondato dai vecchi amici e assediato dai nuovi delinquenti della zona, infatti, il ragazzo sarà costretto a riprendere in mano i vecchi affari per sopravvivere. Schifato dall’unica esistenza che può avere, Marco finge di vivere, e la telecamera si allontana. Non c’è speranza per coloro che vogliono vivere la loro vita senza disturbare la “quiete” altrui: Sonia, una giovane studentessa seria e piena di valori, ne è solo un esempio. Ma se la violenza genera soltanto altra violenza, è davvero possibile “vivere”? Et in terra pax è un film neorealista del XXI secolo, che racconta la dura lotta alla sopravvivenza degli Accattoni moderni che “non possono dire di vivere solo perché respirano”. Le storie intrecciate dei vari personaggi si ispirano a quei crudi e brutali fatti di cronaca che ogni giorno infestano i nostri telegiornali. Come già fatto da Saviano e Garrone con Gomorra, anche i giovani Daniele Coluccini e Matteo Botrugno provano a raccontare una realtà tanto attuale da far paura. La crudezza delle immagini contrastata musicalmente dalla soavità della musica classica vivaldiana non può non richiamare quel realismo poetico tanto caro a Pasolini. Ma laddove c’era un alone di speranza per una salvezza (nella redenzione) futura, i registi romani sostituiscono vortici di solitudine che si scontrano e si sovrappongono l’un l’altro. Non c’è davvero speranza, allora, in un mondo dove persino i genitori si dimenticano dei figli, e in un universo privo d’amore poiché affamato solo di sangue e violenza. Un applauso, dunque, ai due registi in erba che, delicatamente, ritraggono i sobborghi dell’Italia di oggi, quella in cui viviamo e che, spesso, fingiamo di non conoscere. (Martina Calcabrini).
Trailer:
» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|

In sala dal 27/05/2011 Genere Drammatico



















