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El campo
Scritto da Emanuele Rauco   
Tuesday 28 August 2012

In sala dal 31/08/2012 Genere Drammatico
Regia Hernàn Belòn Con Leonardo Sbaraglia, Dolores Fonzi, Matilda Manzano, Pochi Ducasse, Juan Villegas
Paese Italia/Argentina, 2011 Durata 85’
Distribuzione Cinecittà Luce

► Hernàn Belòn cerca di trapiantare il dramma di Bergman alle ambientazioni argentine, ma non riesce ad andare al di là della pesantezza dei suoi simboli...

 

Recensione

Che El campo arrivi nelle sale italiane, vista la situazione del mercato e della distribuzione italiana, è già un piccolo miracolo. Un esordio quello di Hernàn Belòn che proviene dall'Argentina, non proprio una cinematografia ambitissima dal pubblico, ha fatto visita alla Settimana della critica di Venezia e sceglie temi e modi narrativi rarefatti. Eppure, Cinecittà Luce ci crede e lo manda in sala: peccato che il film non valga quanto ci si potrebbe aspettare dalle premesse.

Il film racconta di Santiago ed Elisa, coppia sposata con una bimba che decide di trasferirsi in una casa di campagna quasi isolata. Ma le condizioni della dimora, il clima del luogo e l'atmosfera che li circonda renderà difficile la convivenza, tormentando l'anima della donna. Dramma psicologico ed esistenziale, che il regista e la sceneggiatrice Valeria Radivo vorrebbero bergmaniano, sull'erosione costante e imprevedibile del rapporto di coppia, ma anche più metafisicamente su come i luoghi influiscano sulle persone.

El campo si centra infatti, visivamente e strutturalmente, sulla casa abbandonata, vecchia e malandata, ma che ispira agli occhi estranei il senso di un passato più puro, senza comfort ma con genuinità di spirito. E tutto, dall'andamento narrativo ai rapporti tra i protagonisti e tra questi e i vicini di casa, anche le dinamiche intime di ogni singolo personaggio, si fonda sulla casa, sui suoi onnipresenti rumori, sull'inquietudine e il disagio di un luogo che sembra non essere e che porta i personaggi a non sentirsi fermi, solidi, in nessun modo. L'ambizione piuttosto alta di Belòn è quella di trasmettere attraverso i richiami sensoriali (estenuante sound design di Jèsica Suàrez) e le sfumature degli attori la macerazione dei personaggi, ma non riesce a vedere il limite sottile tra il simbolo che guida un racconto e lo spettatore, con la pesantezza di un simbolismo (sulla maternità e l'aborto in primis) che appesantisce la visione.

El campo, dopo un promettente inizio in cui il non detto e la scenografia riescono a coinvolgere, si perde in un mare pretenzioso fatto di materiale alto che non vola mai, di scrittura molto forzata, di un ritmo che non è mai efficace, di una voglia di dire tanto, tutto, di parlare dell'assoluto partendo da una coppia, proprio come faceva Bergman, ma sforzandosi di farlo per tutto il film, facendo vedere solo il tentativo, più che il risultato. E poco possono i volenterosi attori (notevolissima Dolores Fonzi) come al solito mal doppiati, di fronte a un progetto sbagliato e un po' stantio. (Emanuele Rauco)

 

 

Trailer:

 

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