| Drive |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| sabato 01 ottobre 2011 | |
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►Drive è una pellicola forte, impetuosa, travolgente ed emotivamente incontrollata che manipola involontariamente (?) lo spettro emotivo dello spettatore…
Recensione
Che esistessero ancora registi (pochi) capaci di rendere la settima arte, il cinema, perfettamente integrata alle altre sei, ce ne eravamo accorti da tempo. Nicolas Winding Refn, regista danese esordito nel lontano ’96 con Pusher, infatti, aveva fatto parlare molto (bene) di sé con Bronson, una pellicola forte e avanguardistica che aveva rivelato a livello internazionale il suo talento. Se nei film precedenti, l’eclettismo e la carica poetica costituivano una costante, nel suo nuovo lavoro, Drive, esplodono a tal punto da diventarne la cifra stilistica. Il protagonista è un uomo silenzioso, scostante, (apparentemente) freddo. Le sue giornate passano all’insegna della monotonia, scandite dal lavoro come stuntman e dall’occupazione notturna come autista per ladri occasionali (e nemmeno tanto fortunati). La sua vita cambia quando lo sguardo dell’uomo si posa sull’amore incondizionato che la dirimpettaia Irene prova per il figlio Benicio. Appena l’uomo ammette a se stesso di provare dei sentimenti veri per loro, il marito di Irene esce di prigione e lo coinvolge in un colpo che sconvolgerà (nel bene e nel male) le vite di tutti i protagonisti. Refn è un regista a tutto tondo che utilizza ogni aspetto della fruizione filmica per coinvolgere lo spettatore nella storia, per inserirlo tra un fotogramma e l’altro, per renderlo la presenza necessaria a riempire i silenzi insiti nei suoi lavori. In Drive convergono tutti i grandi capolavori del cinema di Martin Scorsese e di Michael Mann ma vi confluiscono anche le tinte e le atmosfere noir del cinema classico. Se pensiamo alla musica in bilico tra gli anni settanta e i nostri giorni, alle scenografie volontariamente corrotte, alle case spoglie, agli accessori inutilizzati e impolverati, al sudore, al sangue e alla violenza esasperata, appare evidente che Refn è un uomo di indiscutibile cultura (cinematografica e non solo!). Il successo di Drive, però, è anche merito del suo protagonista: un glaciale Ryan Gosling capace di comunicare con lo sguardo e con la bocca più di quanto farebbero le parole. Il suo personaggio, infatti, è un uomo solitario e riservato che non perde tempo a presentarsi (o a svelarci il suo nome) perché l’azione, immediata, è l’unica cosa che conta in un mondo che non ha pietà per nessuno. Gosling è un cavaliere senza maschera, uno sceriffo senza distintivo, un “eroe” solitario che agisce nell’oscurità e nell’ombra senza prendersi i meriti che gli spettano. Un uomo tanto onesto quanto violento, tanto romantico quanto aggressivo, tanto fragile quanto brutale. Un individuo diviso dall’amore per una donna semplice e l’odio per un mondo dominato dalla violenza e dalla corruzione. Drive è un film costantemente in bilico tra tensione e sicurezza, tra amore e morte, tra affetti e violenze. Una pellicola, insomma, “difficile” da gestire che, senza l’esperienza e il tocco del regista danese, avrebbe potuto diventare un insuccesso colossale, ai livelli del meno fortunato Driver – l’imprendibile, cui il titolo, necessariamente, rimanda. Una pellicola forte, impetuosa, travolgente ed emotivamente incontrollata che manipola involontariamente (?) lo spettro emotivo dello spettatore. (Martina Calcabrini)
Così parlò... N. W. Refn (dalla conferenza stampa) • Nessuno meglio degli italiani sa portare la violenza al cinema! • Le mie pellicole si ispirano sempre alle favole nere dei Fratelli Grimm. • Più il cinema è estremo, più sono forti le emozioni che ne scaturiscono. • Sono un regista feticista e realizzo al cinema solo quello che mi eccita. • Tutto sommato, ti ritrovi sempre ad essere chi ti ha ispirato.
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