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Draquila - La terra che trema
Scritto da Emanuele Rauco   
venerdì 07 maggio 2010

In sala dal 07/05/2010 Genere Documentario
Regia Sabina Guzzanti
Paese Italia, 2010
Durata 93′
Distribuzione Bim

Le prove tecniche di privatizzazione di una nazione nel nuovo, cupo e inquietante documentario di Sabina Guzzanti. Si può anche odiarla, ma è necessaria.

 

Recensione

La città è stata distrutta all’alba. Pare questo il sottotitolo del nuovo documentario di Sabina Guzzanti, che dopo aver scavato dentro sé nell’intimo nel bellissimo Le ragioni dell’aragosta, scava tra le macerie de L’Aquila dopo il terremoto, raccontando in questo feroce atto d’accusa com’è stata gestita la ricostruzione.

Al centro c’è Berlusconi, accusato dalla Guzzanti di aver usato il terremoto per una campagna propagandistica, ma soprattutto la Protezione Civile, al quale il premier ha concesso immensi poteri nella gestione non solo dei soccorsi (e non solo all’Aquila). Il film più cupo, inquietante e apocalittico della satira e dell’attrice comica, scritto da lei stessa e girato prendendo le distanze dall’atteggiamento stile Michael Moore di Viva Zapatero per puntare dritta a un reportage in stile Report di Rai 3.

Il cuore del film è nelle procedure con cui è stata gestita l’assistenza ai terremotati, militarizzando le tendopoli e avvicinando gli atteggiamenti della Protezione civile a quelli dei secondini nelle carceri e, successivamente, nella disinvoltura con cui si è speculato immobiliarmente sulla città. Prima costruendo case e alberghi sulla costa e fuori urbe, poi impedendo ai cittadini di abitare le case reputate sicure. Guzzanti però apre il suo sguardo, allarga l’interesse e l’analisi, e racconta della corruzione nel paese, del decadimento legale e morale di una nazione che vive di decreti ad hoc (per non dire ad personam), delle leggi forzate, dei rapporti tra Vaticano e imprenditoria, dell’assenza di una classe dirigente, come nell’immagine angosciante di una tenda dell’opposizione sempre vuota e abbandonata durante tutto l’anno.

Guzzanti racconta la militarizzazione economica di una città come avanguardia per una precisa idea di nazione e, se la sua fiducia nelle istituzione pare far filtrare un po’ di speranza, la frase finale fa rientrare il film nel suo limbo di orrore e dolore, che può rendere il tutto di difficile digestione. Si tratta di un’opere comunque piuttosto rigorosa, senza troppe sbavature ilari o colpi bassi allo spettatore. Certo, è un film fazioso, ma qualche nella vita bisogna capire da che parte stare. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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