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Diaz - Non pulire questo sangue
Scritto da Martina Calcabrini   
Saturday 14 April 2012

In sala dal 13/04/2012 Genere Drammatico
Regia Daniele Vicari Con Elio Germano, Claudio Santamaria, Rolando Ravello, Aylin Prandi, Alessandro Roja, Monica Birladeanu, Jennifer Ulrich, Renato Scarpa, Davide Iacopini
Paese Italia, 2012 Durata 120’
Distribuzione Fandango

►Pellicola brutale e crudele che grida la necessità di scoprire la verità e di ottenere giustizia per quanti hanno ingiustamente pagato per crimini non commessi…

 

Recensione

Le azioni violente avvenute a Genova nell’ormai lontano 2001, lasciano letteralmente senza parole. Non si può affermare con certezza che quanto avvenuto sia frutto di manovre politiche ma, d’altronde, nessuno può asserire il contrario. Daniele Vicari, regista dell’acclamato Il passato è una terra straniera, assumendosi i rischi di un’impresa tanto ardua, realizza Diaz, una pellicola cruda, spietata e sanguinaria che racconta il vergognoso (e gratuito) pestaggio avvenuto nella scuola Diaz.

Luca Gualtieri è un giornalista della Gazzetta di Bologna che, venuto a conoscenza delle lotte tra manifestanti e forze dell’ordine, decide di documentare personalmente il G8 genovese. Alma, invece, è un’anarchica tedesca che, dopo aver assistito ad alcune aggressioni, decide di aiutare Marco e Franci nella ricerca delle persone scomparse. I veri protagonisti della vicenda, però, sono tutti gli uomini e tutte le donne che hanno deciso di scendere in campo per far sentire la propria voce. La notte del 21 luglio 2001, infatti, i loro destini si scontreranno brutalmente con quelli dei poliziotti del VII nucleo del reparto mobile di Roma e, probabilmente, troveranno la loro fine.

Era facile commettere errori grossolani avendo a disposizione tanto materiale, eppure Daniele Vicari è riuscito a non cadere nella trappola del genere. Filmati di repertorio e riprese amatoriali si sposano perfettamente con le scene ricostruite per l’occasione e la moltitudine di personaggi e di lingue sfocia, ben presto, in un lamento comune, in un grido di dolore penetrante e insopportabile. Il lancio di una bottiglia, mostrato più volte, interrotto e ripercorso a ritroso, serve a giustificare i diversi punti di vista, le differenti versioni del racconto, le contrastanti e inammissibili bugie proferite dai vari membri delle forze dell’ordine. La città si trasforma in un intricato labirinto in cui il rumore dei colpi inferti e delle ossa rotte segue prepotentemente il ritmo della musica elettronica dei Massive Attack.

Lo spettatore assiste allibito e inerme alla violenza gratuita, all’abuso di potere, alle risate di scherno davanti al sangue versato, ai colpi inferti e al dolore arrecato. Diaz, dunque, è una pellicola brutale e crudele che grida la necessità di scoprire la verità e di ottenere giustizia per quanti hanno pagato per crimini non commessi. Come scrive Franci sulle pareti della scuola “Non lavate questo sangue perché le vostre coscienze sono sporche!”. (Martina Calcabrini)

 

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