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Crazy Heart
Scritto da Caterina Gangemi   
giovedì 04 marzo 2010

In sala dal 05/03/2010 Genere Drammatico
Regia Scott Cooper Con Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Ryan Bingham, Rick Dial
Nazione Usa, 2009 Durata 112'
Distribuzione 20th Century Fox

Un film di attori, totalmente abbarbicato sulle spalle possenti di un Jeff Bridges in stato di grazia, che regala una delle sue interpretazioni più sentite e convincenti.

 

Recensione

 

Per tanti anni, Bad Blake (Jeff Bridges) è stato un idolo del country negli Stati Uniti: soldi, fama, donne, sigarette e whisky a volontà. Tutti i benefit che una carriera da star possa offrire. Ma lo show business, si sa, è spietato, e quando giunge il momento di far posto ai nuovi talenti, possibilmente più giovani, ruffiani e aitanti, per il vecchio “Cow boy dell’amore”, ormai imbolsito e reso inaffidabile dagli eccessi di ogni sorta non resta altra strada che quella dei piccoli locali di provincia, dove c’è ancora qualche fedele ammiratore disposto a offrirgli da bere o concedersi per una notte in cambio di una dedica. Fino all’incontro con Jean (Maggie Gyllenhaal), disillusa giornalista di Santa Fe che, assieme a un’intervista, riesce a strappare a Bad la promessa di una vita migliore per entrambi.

Tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Cobb, Crazy Heart segna l’esordio alla regia dell’attore Scott Cooper (qui anche sceneggiatore e produttore), che per il suo debutto ha avuto la fortuna di poter contare sull’apporto di un cast eccellente, al servizio di una storia americana delicata e sincera, ma non troppo originale né adeguatamente sviluppata con la necessaria forza.

È un film di attori, Crazy heart, totalmente abbarbicato sulle spalle possenti e la corporatura imbolsita di un Jeff Bridges in stato di grazia, che regala al pubblico una delle sue interpretazioni più sentite e convincenti, adeguatamente supportato dalle prove, altrettanto credibili e intense del veterano Robert Duvall, di Maggie Gyllenhaal, e di un sorprendente Colin Farrell che, in un cameo non accreditato presta la sua rude fisicità a Tommy Sweet, ex pupillo di Bad destinato a scalzarlo in popolarità nel cuore del pubblico e nelle tasche dei manager.

Tuttavia, è proprio nella fiducia e nell’eccesso di attenzione rivolta agli attori, che il film svela, purtroppo, le debolezze di una regia tanto appassionata quanto ingenua, che alla cura per i personaggi non riesce ad aggiungere altro, accontentandosi di una narrazione piatta e scontata, quando non addirittura telefonata, tanto nelle singole situazioni (la sequenza dello smarrimento del bambino nel centro commerciale: espediente abusato e fin troppo visto, quando si tratta di mettere alla prova un personaggio che cerca a fatica di conquistare la fiducia di qualcuno), quanto nell’evoluzione consolatoria del rapporto tra Bad e Jean, e appesantita, soprattutto nella prima parte, dal tentativo di “allungare il brodo” con un eccesso di numeri musicali.

Si apprezza tuttavia per il ritratto onesto di un’America minore e marginale, fatta di paesaggi desertici, motel e birrerie di paese, lontana dal Mito, ma proprio per questo più autentica e reale, e la colonna sonora, curata dal celebre T-Bone Burnett, autore, insieme al chitarrista Stephen Bruton, scomparso durante la lavorazione, dei brani eseguiti da Bridges all’interno del film. Peccato. Perché una maggior cura nella messinscena e una più forte tensione drammatica avrebbero permesso a Bad Blake di conquistarsi un posto d’onore, accanto al wrestler di Darren Aronofsky e Mickey Rourke, nella galleria di memorabili antieroi a stelle e strisce del cinema contemporaneo. (Caterina Gangemi)

 

Trailer:

 

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