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Cosa voglio di più
Scritto da Emanuele Rauco   
mercoledì 28 aprile 2010

In sala dal 30/04/2010 Genere Commedia
Regia Silvio Soldini Con Alba Rohrwacher, Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Teresa Saponangelo
Paese Italia/Svizzera, 2010 Durata 126′
Distribuzione Warner Bros Italia

Intrigante racconto d’amore e crisi che trova il suo limite nel suo punto di forza: lo stile di Soldini, fin troppo appariscente.

 

Recensione

Che ci fosse una crisi economica e lavorativa in atto, Silvio Soldini lo sapeva fin dal ’97, quando al Festival di Roma presentò Giorni e nuvole, in cui Antonio Albanese e Margherita Buy affrontavano la perdita del lavoro. Col suo nuovo film il regista milanese prosegue più o meno su quel tono e tema, ma pratica una sorta di estensione sentimentale e passionale, tuttavia il film gli riesce un po’ meno bene del precedente.

Anna è un’impiegata modello, sposata con un marito altrettanto bravo come Alessio. Ma evidentemente qualcosa non la rende felice, dato che, ai primi contatti con Domenico si lascia trascinare dalla passione: una storia difficile, anche perché lo stesso Domenico è sposato con figli. Commedia, dramma sociale, mélo si mescolano nella sceneggiatura di Soldini, Doriana Leondeff, e Angelo Carbone, che vogliono raccontare i tempi difficili e bui attraverso le scelte non facili dettate dalla passione.

Un punto di vista interessante da cui partire, quello di raccontare lo sfondo della storia, la tela su cui si agita una storia di tradimento passionale eppure comune: il Nord, le sottili ed evanescenti differenze linguistiche e territoriali appianate dalla povertà strisciante e incombente dei nostri giorni, dai soldi che invadono ogni discorso (“Sempre di quello si finisce a parlare”, dice Domenico ad Anna). Il problema è che a questa storia e a questa narrazione manca un’urgenza, la forza di superare davvero il luogo comune (impiegata settentrionale contro cameriere meridionale) per aprirsi davvero alla realtà e alla vita, come ha fatto Catherine Corsini nell’Amante inglese.

Soldini è tanto bravo a narrare quanto a girare, usa le informazioni con parsimonia, non ha paura di ellissi, cambi di punto di vista e sospensioni, e usa la macchina a mano, i dettagli, i bruschi stacchi di certo cinema europeo, con una consapevolezza e un talento non comune in Italia. Peccato che lo stile non sempre sappia adeguarsi all’essenza del film, come accade nelle inquadrature in cui Anna guarda dalla finestra. Un bello sfoggio, poco calibrato, che tiene curiosamente sottotono un ottimo cast in cui - fatta salva la versatilità e la luce di Alba Rohrwacher - tutti si trattengono un po’ troppo, specie Pierfrancesco Favino (che confonde i dialetti). Soldini è talentuoso, ma rischia di mangiarsi il cuore del film. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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