| Coraline e la porta magica |
| Scritto da Caterina Gangemi | |||
| domenica 14 giugno 2009 | |||
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►Henry Selick torna sul grande schermo con un’opera dallo straordinario impatto visivo, destinata a deliziare un pubblico di grandi e piccini con intelligenza e originalità.
Recensione
Coraline è una ragazzina di 11 anni, vivace e indipendente, col pallino della magia, appena trasferitasi in una nuova casa nell’Oregon. Trascurata dagli sciatti genitori, troppo presi dalla stesura del loro catalogo di giardinaggio per prestarle attenzione, e afflitta dalla nostalgia per gli amici lasciati nel Michigan, a Coraline non resta altra scelta che combattere la noia e la solitudine curiosando in giro, alla ricerca di qualche occasione di svago. Scopre così, per caso, una piccola porta nascosta la cui apertura si rivela però deludente: è infatti murata e sembra condurre da nessuna parte. Coraline però intuisce subito che in essa si cela qualcosa di misterioso e intrigante e il pensiero di eccitanti avventure le impedisce di prendere sonno, finchè gli strani rumori prodotti dalla corsa di un topino non la spingono ad alzarsi. Come una novella Alice, la bambina segue la fuga del roditore fino alla strana porticina il cui passaggio, non più ostruito, si apre su un oscuro tunnel che la proietta in una bizzarra realtà parallela, una dimensione “altra”, del tutto identica a quella in cui vive ma perfetta e fantastica. Un papà affettuoso e una mamma premurosa e amorevole, pronta a deliziarla con prelibati manicaretti, una casa ordinata e accogliente, dei vicini stravaganti e divertenti: un mondo da sogno nel quale le persone hanno bottoni al posto degli occhi. Ma non tutto è come sembra, e presto Coraline si accorge di essere circondata da qualcosa di malefico da sconfiggere prima che sia troppo tardi. Dopo il fortunato Nightmare before Christmas, Henry Selick torna sul grande schermo con un’opera dallo straordinario impatto visivo tratta dall’omonimo e pluripremiato romanzo di Neil Gaiman (Stardust), destinata a deliziare un pubblico di grandi e piccini con intelligenza e originalità. Al di là dei pregi relativi all’innovazione tecnologica, comunque imprescindibili dal momento che si tratta del primo film di animazione stop-motion realizzato in 3D, con un lavoro di quasi 3 anni, Coraline è un film che colpisce soprattutto per il sapiente uso dei linguaggi cinematografici e di genere, che arricchisce la storia edificante e divertente per bambini, con più adulte venature tenebrose dai tratti horror. L’ambito è quello della fiaba gotica, che abbraccia i tratti più ironici e ridanciani del Beetlejuice di Tim Burton, insieme a quelli più inquietanti del sottovalutato Ritorno a Oz di Walter Murch (del quale Selick curò lo storyboard), passando per le allegorie lisergiche di Lewis-Carroll e le derive sanguinarie dei Grimm, in cui la dimensione fantastica perde i suoi tratti più rassicuranti per farsi nera, disturbante, sinistra. Così, la terza dimensione non si riduce alla mera attrazione da luna park, ma diviene complemento di un’atmosfera immaginifica e nel contempo fortemente realistica, grazie alla perfezione delle scenografie e dei pupazzi, resi ancora più umani dall’ottimo lavoro dei doppiatori, tra i quali spiccano l’ex bambina prodigio Dakota Fanning che presta la sua voce alla protagonista, e la casalinga disperata Teri Hatcher che, nei panni delle “madri”, si cimenta in ben 3 performances vocali. Infine il messaggio di fondo, attuale e sottilmente anticonformista, che da un lato esorta gli adulti ad assecondare la fantasia dei bambini, e dall’altro promuove un modello di famiglia moderno e un po’ sgangherato a favore dei quadretti apparentemente idilliaci e perfetti. (Caterina Gangemi)
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