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Copia conforme
Scritto da Emanuele Rauco   
mercoledì 19 maggio 2010

In sala dal 19/05/2010 Genere Commedia/Drammatico
Regia Abbas Kiarostami Con Juliette Binoche, William Shimell
Paese Francia, 2010
Distribuzione BIM

Una pensosa e leggera commedia sentimentale che diventa improvvisamente un gioco profondo su realtà e finzione.

 

Recensione

Abbas Kiarostami padre della rinascita internazionale del cinema iraniano, negli ultimi anni si è contraddistinto per sperimentazioni linguistiche anche estreme sul digitale e sui limiti della visione. Torna in concorso al Festival di Cannes facendo una curiosa marcia indietro: riprende in mano la pellicola e la narrazione, apparentemente convenzionale, di una storia d’amore su cui innestare le riflessioni più consone all’autore.

James Miller è un saggista di successo che, in Toscana per una presentazione, conosce una donna e si fa coinvolgere prima in una gita fuori porta e poi in una sorta di gioco di ruolo in cui interpreteranno una coppia sposata da 15 anni: dov’è il gioco e la finzione? Kiarostami, con l’adattamento linguistico di Massoumeh Lahidji, mette in scena un gioco meta-narrativo, esistenziale, psicologico, travestito da commedia drammatica sentimentale in cui il vero fascino sta nei nodi enigmatici, da interpretare.

Se all’inizio, il confronto tra i due personaggi è sul rapporto tra originalità e copia nonché sulla costruzione culturale per cui la copia è inferiore all’originale solo se la si riconosce come tale (eliminando di fatto ogni valutazione oggettiva e delegando tutto alla conoscenza soggettiva), ben presto il film diventa - dopo lo sfizioso dialogo con una barista - una sorta di psico-dramma in cui i personaggi interpretano i loro (doppi) ruoli, facendo riflettere sulla forza dei racconti e delle invenzioni, sui confini labili tra realtà e finzione. Kiarostami cambia spesso le carte in tavola, sposta i personaggi attorno ai luoghi toscani senza mai premere sul pedale del turismo o della bella immagine e, confondendo lingue, parole, toni, crea un altro esempio di cinema intellettuale, ma anche intelligente.

La leggerezza dei toni e del trattamento si sposa con uno stile e un linguaggio a un tempo freschi e seri, dove l’enigma e il mistero dei percorsi intellettuali del regista permettono di seguire i personaggi anche emotivamente con la macchina da presa. Come i dialoghi al ristorante o in macchina ripresi in primi e primissimi piani, addirittura frontali, che segnano gli stacchi dei personaggi e dei loro sentimenti. Perfetta la coppia d’attori, in cui un calibrato William Shimell deve lasciare spazio a una straordinaria Juliette Binoche, bellissima e vera, capace di trasmettere tutto lo spettro delle emozioni umane, indossando orecchini e rossetto. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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