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Cirkus Columbia
Scritto da Emanuele Rauco   
Thursday 26 May 2011

In sala dal 27/05/2011 Genere Drammatico
Regia Danis Tanovic Con Miki Manojlovic, Mira Furlan, Boris Ler, Jelena Stupljianin, Milan Strljic
Paese Slovenia, 2010
Distribuzione Archibald Enterprise Film

Danis Tanovic racconta gli attimi prima della guerra in Jugoslavia gestendo bene le metafore e con un pizzico di romanticismo...

 

Recensione

La guerra in Jugoslavia pare essere, per i cineasti provenienti dall'ex-repubblica balcanica, un punto da cui è difficile smuoversi se si vogliono raccontare storie e girare film. Ma se un grande come Kusturica si è arenato nella maniera, Danis Tanovic invece sembra ancora voler (e poter) dire qualcosa: lo dimostra il suo nuovo film, presentato alle Giornate degli autori dell'ultima mostra di Venezia.

Nella Jugoslavia del '91, il comunismo è da poco caduto: ne approfitta Divko che torna dopo venti anni e caccia di casa la moglie e il figlio. Ma tra il ragazzo e la sua nuova compagna comincerà a instaurarsi un'amicizia e lo stesso padre rimpiangerà gli errori commessi. Tanovic scrive con Ivica Dikic (autore dell'omonimo romanzo di partenza) una commedia drammatica tinta di rosa che riflette su ciò che ha preceduto la guerra balcanica e la deriva morale che l'ha generata.

È innanzitutto un film metaforico Cirkus Clolumbia, che parte dalla famiglia divisa per motivi politici e si allarga alla descrizione di un popolazione che s'incrina sotto il peso di una democrazia fasulla, fatta di un liberismo selvaggio (il potere del denaro è ovunque) e della gestione privatistica dei conflitti, che porta amici e amanti a scoppiare, preludendo all'odio tra nazionalità e religione che fece esplodere il conflitto; c'è un po' di nostalgia figlia del senno di poi, ma Tanovic sa gestire bene le metafore in chiave narrativa facendone un mezzo anche di informazione storica e vi aggiunge anche dei tocchi romantici discreti e piacevoli.

La sceneggiatura sa far coincidere le pieghe ideologiche del racconto coi caratteri, e tesse una bella tela familiare con toni sorridenti senza dover ricorrere al grottesco o alla favola e Tanovic, abbassate le pretese autoriali di film come Triage o L'enfer, trova un buon ritmo e un bell'equilibrio, che il delicato finale ribadisce. Poteva forse esprimersi di più e meglio nel gioco di registri, ma resta comunque un bel lavoro che il sempre bravo Miki Manojlovic e la sorprendente Jelena Stupljianin, a cui aggiungiamo Mira Furlan (più nota per Lost) rendono ancora più valido. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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