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Chronicle
Scritto da Emanuele Rauco   
Monday 14 May 2012

In sala dal 09/05/12 Genere Fantascienza
Regia Josh Trank Con Dane DeHaan, Alex Russell, Michael B. Jordan, Michael Kelly
Paese Usa, 2011 Durata 80'
Distribuzione 20th Century Fox

►Josh Trank prende la moda del momento, il found footage, e la applica alla teoria del super eroe. Film sorprendente tra blockbuster e dramma indipendente.

 

Recensione

Parafrasando un motto siciliano: “Nel racconto, il come conta più del cosa”. Non è sempre vero, ma nel caso di Chronicle calza a pennello. Film d'esordio di Josh Trank che prendendo in prestito l'escamotage narrativo più in voga del decennio – il found footage, ossia le finte riprese video che immortalano “involontariamente” una storia – rilegge il filone del cinema supereroico, con occhi diversi. Nella sostanza più che nella forma.

Tre ragazzi, uno dei quali riprende tutto con la sua nuova videocamera, scoprono una fossa in cui è nascosto un misterioso minerale che dà loro dei poteri eccezionali: telecinesi, forza sovrumana, capacità di sfidare la gravità. E diventano sempre più forti. Ma uno di loro, vessato dal padre e ossessionato dalla madre malata, reagirà nel peggiore dei modi. Fantasy inconsueto nei toni espliciti di romanzo di (de)formazione, scritto dal regista con Max Landis mescolando la serie tv Misfits ai dolori familiari di molto cinema indie americano.

Un film sostanzialmente (e anche un po' superficialmente) permeato di filosofia, che cita esplicitamente Schopenauer e Jung e descrive la crescita nefasta del suo protagonista attraverso la teoria del predatore che domina sulla sua specie e uccide senza provare rimorso. Il tutto senza strizzate d'occhio al mondo dei fumetti, di cui Chronicle sembra quasi lo svelamento, il principio teorico, almeno nella sua evoluzione moderna.

Nulla di nuovo o rivoluzionario, sia chiaro, tanto nel contenuto che rilegge l'evoluzione del genere anche su carta negli ultimi 20 anni, quanto nella forma, fatta di montaggio sgrammaticato, sporcature video artificiali, effetti speciali sofisticati nella resa amatoriale (la cosa più interessante). E poi a cosa serve qui la tecnica “in soggettiva”? Cosa ci dice del film e del mezzo? Nulla, fino al finale, in cui la moltiplicazione dei punti di vista e la democratizzazione della tecnica offre il fianco a un momento di spettacolare consapevolezza. Il che rende ancor più affascinante un film in cui Trank riesce a fondere la ridondanza di Hollywood e la sofferenza del Sundance, lavorando di abilità e fantasia (la prima volta che volano), giungendo a un gran finale dolente che sa entrare nei ricordi. Un'operazione intelligente e avvincente, che gioca con carte scoperte e già conosciute, ma che vince per l'abilità del giocatore. (Emanuele Rauco)

 

 

Trailer:

 

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