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Chernobyl Diaries - La mutazione
Scritto da Emanuele Rauco   
Wednesday 27 June 2012

In sala dal 20/06/2012 Genere Horror
Regia Brad Parker Con Devin Kelley, Jonathan Sadowski, Ingrid Bolos Berdal, Olivia Taylor Dudley, Jesse McCartney
Paese USA, 2012 Durata 90’
Distribuzione M2 Pictures

► Oren Peli ci mette l'idea e Brad Parker la regia, ma insieme realizzano il solito horror che vorrebbe far paura con poco. Che è ben diverso dal niente...

 

Recensione

D'accordo avere un tema principale su cui centrare una carriera, come fanno spesso i grandi autori, ma per avere una e una sola idea e sperare di scamparla per anni bisogna avere o un gran talento o una gran faccia tosta. Oren Peli, inventore della serie di Paranormal Activity, prova a sfoggiare la seconda, ripetendo da anni (anche in tv con The River) l'idea non originale di film di paura girati con videocamere amatoriali e telecamere di sorveglianza, variante del found footage. Stavolta l'ideuzza spuria è firmata dall'esordiente Brad Parker, ma il risultato di Chernobyl Diaries non cambia di un millimetro.

Un gruppo di ragazzi in giro per l'Europa decide di sperimentare un viaggio estremo nella città fantasma vicina al reattore di Chernobyl, evacuata immediatamente dopo l'incidente nucleare. Ma che non ci sia nessuno è una notizia falsa, evidentemente. Peli scrive con Carey e Shane Van Dyke un horror fantascientifico (il cui sottotitolo italiano dice tutto: la mutazione) che se non ha il pretesto delle riprese amatoriali o fortuite è comunque girato allo stesso modo.

Oltre alla rielaborazione estetica come pretesto che qui si svuota del tutto, Chernobyl Diaries ricorda un po' Antrophagus di Joe D'Amato - tra i peggiori B-Movies italiani di sempre - con ragazzi in vacanza che girano per la città deserta e muoiono come mosche. Il di più qui dovrebbe essere lo spettro della catastrofe nucleare, la città resa morta da una tragedia realmente esistente e le sue conseguenze più credibili: ma lo sviluppo del film porta invece a interrogarsi se l'uso così superficiale di un evento del genere non sia bieca spettacolarizzazione, un modo cinico per sfruttare la fama funebre di un luogo e dei suoi abitanti, che stanno ancora pagando dopo 20 anni.

Ma al di là dei problemi etici che di certo Parker e Peli non si sono posti, restano quelli cinematografici: da The Blair Witch Project non si è praticamente fatto un passo avanti, con la regia che replica il videogioco Silent Hill senza però dare un po' di soddisfazione allo spettatore, il vedo e non vedo dell'orrore che dopo un po' resta sterile gioco e una sceneggiatura che prova a sospendere l'incredulità in modo un po' troppo forzato. “La natura ha ripreso il sopravvento”, dice un personaggio: ci mette però 89 minuti di troppo. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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