| Carnage |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| venerdì 16 settembre 2011 | |
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►Carnage si rivela una commedia nera da camera che, sfruttando la bravura attoriale dei suoi protagonisti, critica gli usi e costumi di una società svuotata di valori…
Recensione
Che Roman Polanski fosse un regista capace di realizzare pellicole claustrofobiche senza far annoiare i suoi spettatori, è una verità nota da tempo. Basti pensare a Due uomini e un armadio, il suo cortometraggio d’esordio, o ancora a Cul-de-Sac, fino ad arrivare al pluripremiato La morte e la fanciulla. Prendere un testo teatrale, adattarlo per il grande schermo, e trovare un pugno di attori capaci di reggere la tensione, non è cosa da poco. Eppure lui, regista polacco sfuggito alla deportazione nazista, riesce a farlo in modo magistrale. Il suo nuovo lavoro, Carnage, ne è la dimostrazione perfetta. Alla base della pellicola c’è la pièce teatrale Il dio della carneficina di Yasmina Reza affidata all’interpretazione dei tre Premi Oscar Christoph Waltz, Kate Winslet e Jodie Foster e del bravissimo John C. Reilly. Carnage racconta l’incontro forzato tra due coppie di coniugi che cercano di risolvere civilmente una burrascosa lite tra i loro figli. Inizialmente aperti al dialogo e disposti ad assecondare le richieste della “parte lesa”, gli alto borghesi “Doodle” Nancy e Alan si presentano a casa dei medio borghesi “Darjeeling” Penelope e Michael. Quella che si presenta come una pacifica risoluzione della questione, si trasforma lentamente (ma ben presto) in un acceso dibattito sulle falsità del vivere comune. Ognuno di loro, infatti, indossa una maschera più o meno consapevolmente: mano a mano che le carte vengono scoperte, le “alleanze” e le “contese” vengono rimescolate in modo geometrico e schematico. Un bicchiere di troppo, di un buon whisky invecchiato, aiuta a parlare senza peli sulla lingua e a rivelare la vera identità delle persone, libere dalle imposizioni civili e morali dettate dal buoncostume. La pellicola, insomma, si rivela una commedia nera da camera che, sfruttando la bravura attoriale dei suoi protagonisti, critica gli usi e costumi di una società svuotata di valori. Polanski si conferma un abile burattinaio, capace di intrattenere e divertire un pubblico con appena quattro marionette e un salotto arredato. Abile nell’uso dei piani sequenza e del raccordo tra lunghe inquadrature, il regista si concede addirittura un breve cammeo in cui si delinea come il riflesso dello spettatore che, allibito, assiste al delirio dei personaggi. John Reilly interpreta perfettamente un uomo disincantato dalla vita, Kate Winslet e Jodie Foster diventano due donne testarde e orgogliose ma fragili e insicure, e infine Christoph Waltz, l’asso nella manica di Polanski, riesce ad infastidire ed irritare personaggi e pubblico, come previsto dal copione. Carnage, dunque, è un piccolo gioiello affidato alla maestria di un orafo abile e competente. (Martina Calcabrini)
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