| Captain America: Il Primo Vendicatore |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| venerdì 22 luglio 2011 | |
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►Joe Johnston, dopo aver riportato in auge la creatura dell’uomo lupo con Wolfman, decide di realizzare una trasposizione cinematografica di Capitan America, uno dei più grandi eroi di fumetti di tutti i tempi…
Recensione
Non tutti i supereroi nascono con i superpoteri. Alcuni lo diventano inconsapevolmente (?) per le loro gesta eroiche. Chiunque, dunque, può potenzialmente diventare un eroe purché sia coraggioso e disposto ad indossare una maschera e un costume di scena. Joe Johnston, dopo aver riportato in auge la creatura dell’uomo lupo con Wolfman, decide di realizzare una trasposizione cinematografica di Capitan America, uno dei più grandi eroi di fumetti di tutti i tempi. Steve Rogers è un minutissimo ragazzo americano, che cerca in ogni modo di arruolarsi nell’esercito per difendere il mondo dalle crudeltà del nazismo. Rifiutato più volte per la sua estrema gracilità fisica, viene scelto per il suo coraggio dal Dottor Erskine che, grazie ad un potentissimo siero, lo tramuta in Capitan America, il simbolo della libertà nazionale. Sarebbe stato troppo facile (e scontato!), infatti, trasformare un soldato forte e vigoroso in un eroe nazionale, talmente ovvio da risultare banale. Uomo di grandi valori e dagli evidenti pettorali scolpiti mostrati con disinvoltura dalla tutina attillata, il Capitano combatte in prima linea per fermare sia Hitler che Teschio Rosso, uno spietato “esperimento da laboratorio” che vuole diventare il padrone del mondo. Steve Rogers è l’emblema dell’eroe che ognuno di noi vorrebbe essere. Puro di cuore, onesto e leale, Capitan America non vuole uccidere nessun cattivo ma, semplicemente, sventare i suoi piani. O almeno, questo è quello che dice all’inizio. Nella parte inziale della pellicola, infatti, il supereroe è un buono, uno di quelli che prende le botte per non darle e difendere, così, quello in cui crede. Nella seconda, invece, si trasforma improvvisamente in un burbero assassino, capace di rimanere indifferente davanti alla maciullazione (!) splatteristica di uno dei cattivi. Colpa di una sceneggiatura frettolosa e superficiale, Captain America non convince davvero lo spettatore. Chris Evans, costantemente imbambolato nella posa da Ken – il fidanzato di Barbie, non il guerriero! – non riesce a suscitare l’empatia necessaria a spronare il pubblico a tifare per lui mentre la sua amata, la vigorosa Hayley Atwell, non fa altro che lanciargli sguardi ammiccanti. La fotografia dai colori (troppo) freddi e la quasi totale assenza di musica, non giova certamente alla causa, nemmeno quando il Capitano sale sul palco in una ridicola calzamaglia blu a stelle e a strisce. (Martina Calcabrini)
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