| Cappuccetto Rosso Sangue |
| Scritto da Martina Calcabrini | |
| giovedì 21 aprile 2011 | |
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►Cappuccetto Rosso Sangue sembra quasi un ipotetico sequel (non riuscito) della fortunata serie di Twilight…
Recensione
Se c’è una fiaba che tutti conoscono, è proprio quella di Cappuccetto Rosso. La storia della tenera bambina dalla mantellina rossa scarlatta che attraversa il bosco per andare a trovare la nonna e, al suo posto, vi trova un lupo, è universale. Inevitabile, dunque, che la fiaba finisse nel mirino dei registi che, seguendo la moda iniziata da Tim Burton con Alice in Wonderland, desiderano colorare antiche leggende con tocchi dark. Poteva mancare, allora, dietro la macchina da presa Catherine Hardwicke, la mamma della saga orrorifica più famosa degli ultimi tempi, quella di Twilight? Il suo nuovo lavoro, Cappuccetto Rosso Sangue, sembra quasi un ipotetico sequel (non riuscito) della fortunata serie. La regista, infatti, vi trasporta Billy Burke che mantiene il ruolo ma cambia figlia. Troviamo di nuovo un’eroina ribelle, Valerie, amata da due uomini incantevoli e intelligenti, che non è più una goffa ragazza di città, ma una bellissima giovane donna dai capelli biondi e gli occhi azzurro cielo. Sebbene venga promessa in sposa al dolce e ricco Henry, Valerie ama il tenebroso Peter con cui non ha problemi a fare l’amore nei boschi e nei fienili. Durante le notti di luna rossa, il lupo mannaro relegato da anni nella foresta, infrange la promessa e inizia a mietere vittime nel piccolo villaggio di Daggerhorn. Per sconfiggere la creatura soprannaturale, viene ingaggiato Padre Solomon, esperto di caccia e di incantesimi. Basterà la sua lunga esperienza per sconfiggere il mostro che vuole soltanto fuggire lontano da tutti con la bella Valerie? La rilettura moderna della favola sembra provenire direttamente dalla penna degli sceneggiatori di Beautiful: amori, tradimenti, incesti, e chi più ne ha, più ne metta. I personaggi appena abbozzati appaiono copie scolorite di personaggi conosciuti dai teenagers: Peter sembra un Edward Cullen moro ma molto più “incazzato” mentre Henry è il classico bravo ragazzo che la donna moderna non amerà mai. Lo stile registico, la scelta delle musiche e persino il modellino tridimensionale del lupo mannaro richiamano la saga della Mayer: panoramiche aeree, montagne innevate, combattimenti tra i boschi, ripetuti campi/controcampi, amori impossibili tra creature di mondi diversi. Insomma, niente di nuovo. La nuova eroina, indipendente e combattiva, è rappresentata da un’indifesa (?) Amanda Seyfried che, finito di scrivere il romanzo sulle storie d’amore “guidate” da Giulietta, torna nel Medioevo per essere accusata di stregoneria. Se questo non è un brutto incantesimo… (Martina Calcabrini)
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