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Bed Time
Scritto da Emanuele Rauco   
Monday 06 August 2012

In sala dal 27/07/2012 Genere Thriller
Regia Jaume Balaguerò Con Luis Tosar, Marta Etura, Alberto San Juan
Paese Spagna, 2011 Durata 102’
Distribuzione Lucky Red

► Dopo i successi di Rec 1 e 2, Balaguerò torna al thriller con un discreto film in cui un portiere perseguita di notte una ragazza. Suspense e atmosfere con qualche scivolone...

 

Recensione

Gli appassionati di horror sanno che negli ultimi tempi la Spagna è diventata un punto di riferimento per l’Europa, avendo in Jaume Balaguerò il suo nome più rappresentativo: dopo successi come Rec e il suo seguito Rec 2 diretti con Paco Plaza, il regista torna da solo per realizzare Bed Time, thriller psicopatico presentato al 29° Torino Film Festival e in uscita ora nelle nostre sale.

Protagonista del film è Cesar, portiere di un edificio signorile che durante la notte entra nella casa della bella Clara, la narcotizza e comincia a renderle la vita impossibile: perché? Cosa c’è nella psiche di Cesar e nel suo passato con la ragazza? Thriller che confina, senza mai trascenderlo, con l’horror, scritto da Alberto Marini ispirandosi liberamente nel tono e nella struttura ai romanzi di Patricia Highsmith sulle gesta criminali del signor Ripley.

Il film infatti si basa, scandendo i giorni della settimana all’apparenza tutti uguali, sul personaggio e la personalità di Cesar, sui suoi gesti ossessivi e sulle sue imprevedibili mancanze, sulla sua precisione nell’attività di pedinamento e intrusione notturna e sulla corrispondente inadeguatezza al ruolo di custode, descrivendo un personaggio umano e psicolabile allo stesso tempo, raccontando in filigrana la sua solitudine come una forma di malattia degenerativa della psiche. Balaguerò prova la carta del “meno è meglio”: porta all’essenziale gli elementi del suo racconto e i personaggi, e sa affrontare la difficoltà di realizzare un film semplice.

Ci riesce, più che con una sceneggiatura che qua e là forza e semplifica al limite con l’errore, grazie a una regia che sa costruire l’attesa e il crescendo e che sa venare d’ironia i momenti salienti. Il finale pare un po’ posticcio, ma si rimane comunque soddisfatti e contenti della prova del massiccio Luis Tosar (recuperate il suo Malamadre in Cella 211) e del sorriso luminoso di Marta Etura. Dopo il primo Rec, la migliore prova per il regista spagnolo. (Emanuele Rauco)

 

 

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