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Basta che funzioni
Scritto da Emanuele Rauco   
giovedì 17 settembre 2009

In sala dal 18/09/2009 Genere Commedia
Regia Woody Allen Con Larry David, Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson, Ed Begley, jr.
Paese Usa, 2009
Distribuzione Medusa

Il ritorno di Woody nella sua amata New York. Forse è sempre lo stesso film, ma l’intelligenza e le idee narrative e registiche colpiscono nel segno.

 

Recensione

Dopo anni da girovago tra Londra e Barcellona, uno dei registi più stanziali di sempre, ritorna finalmente a casa: per il suo 39° film, Woody Allen, rimette piede a New York per ribadirne il suo incondizionato amore. L’atmosfera - non siamo a Manhattan ma nel più caratteristico Greenwich Village - riesce a rendere ancora una volta vincente il solito canovaccio alleniano.

Boris, reso zoppo da un tentato suicidio, racconta la sua storia: quella di un fisico fallito e convinto della sua superiorità che finisce per convivere con Melody, una ragazza per nulla intelligente fuggita dalla grettezza del Mississippi. Ma le cose, ovviamente, non sono così semplici. Scritto dallo stesso regista, il film è un classico dramma letterario vestito da pura commedia alleniana, fatta di dialoghi, battute e personaggi sbilenchi, in cui l’oramai anziano autore si diverte a parlare della propria vecchiaia attraverso una sorta di rilettura del Pigmalione.

Aperto dalla bellissima "I must be going" di Groucho Marx (tratta da Animal Crackers), il film racconta con sempre più acuta auto-ironia, il decadimento psichico del regista: il narcisismo estremo e nichilista del personaggio principale si scontra sempre di più con l’inadeguatezza di un mondo che non riesce a raggiungere. Si parla dell’allargamento degli orizzonti e del superamento dei propri limiti con i mezzi di sempre, s’ironizza sui cliché infarcendone il racconto: Allen essicca il suo cinema, lo rende essenziale quasi fino alla commedia da camera, ma non smette di riflettere sulla sua natura, denunciandone i difetti, ma arricchendoli di volta in volta, quasi impercettibilmente, come il riflesso meta-cinematografico del parlare alla macchina da presa.

La sceneggiatura, infarcita come d’abitudine da battute fulminanti, cambia punto di vista in continuazione, come a suggerire l’apertura mentale a un atteggiamento: il rifiuto cosciente della propria natura, impossibile da operare. Comicità, ironia seria e vene di romanticismo, si mescolano assieme, mentre la regia intraprende un vero e proprio viaggio verso New York accompagnando lo spettatore come un Cicerone. Ottima, come al solito, la direzione di attori collaudati, come Larry David (tenuto su registri diversi da quelli che lo hanno consacrato in Curb Your Enthusiasm) e la deliziosa Evan Rachel Wood, che qui replica la prova premio Oscar di Mira Sorvino. E se “replica” pare la parola chiave con cui giudicare l’Allen degli ultimi anni, bisogna invece cercare di capire il lavoro di variazione sul tema e arricchimento che solo la mente stanca ma attiva di un grande maestro può fare, quando l’ispirazione si esaurisce come il soffio della vita. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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