At the End of the Day - Un giorno senza fine
Scritto da Emanuele Rauco   
venerdì 22 luglio 2011

In sala dal 22/07/2011 Genere Thriller, Horror
Regia Cosimo Alemà Con Stephanie Chapman Baker, Michael Lutz, Neil Linpow, Sam Cohan, Tom Stanley
Paese Italia, 2011 Durata 93'
Distribuzione Bolero film

Dal videoclip al cinema, Cosimo Alemà esordisce con un thriller-horror politico dal respiro internazionale. Ma la forma tradisce le indecisioni.

 

Recensione

Il cinema di genere italiano, ufficialmente e finalmente, sta rinascendo e di questo dobbiamo ringraziare gli indipendenti, il basso-budget, i produttori e i registi coraggiosi: quello che ancora difetta è la consapevolezza e la qualità. La dimostrazione è il film d'esordio al cinema di Cosimo Alemà, il più acclamato regista di videoclip in Italia, che per debuttare ha scelto un thriller-horror di stampo politico in cui le pretese superano le risultanze.

Un gruppo di ragazzi va in un bosco sperduto per giocare una finta guerra di softair; ma la zona è abitata da un gruppo di pazzi che giocano alla guerra a loro volta, con tanto di sangue, morti, prigionieri. Sorta di remake al sangue di Un Tranquillo Weekend di Paura con lievi tracce di torture-porn, il film scritto dal regista con Romana Meggiolaro e Daniele Persica è esplicito nel colorare la sua acre parabola di politica, meno nel dare forma alla sua visione del cinema (di genere).

Aperto da un prologo che dichiara immediatamente – è il caso di dirlo – il campo da gioco del film, At the End of the Day (titolo internazionale della pellicola pensata anche per l'esportazione) gioca di slittamenti di significato su tre differenti guerre, quella con le armi giocattolo contro quella storica nel cui mezzo si erge quella devastante di chi la imita per piacere lud(d)ico, per metterne in scena l'insensatezza e l'atroce astrazione che la rende insopportabile e impraticabile. Alemà prova a costruire questo atto d'accusa mettendo in campo tutta la sapienza video-musicale e giocando fin troppo sullo statuto audiovisivo del cinema, ma questa sorta di sperimentazione o meglio di adattamento di un metodo a mezzi diversi non dà i suoi frutti.

Perché l'abuso di soggettive distorte, eccessi sonori (musiche e rumori di Women in the Woods, Hammock e Soap&Skin, la cui cantante Anja Plaschg compare nell'esergo), sfocature estreme su ravvicinatissimi primi piani oltre ad apparire poco adatto, raffredda lo spettatore e lo disturba di più di quanto immagini e assunti non facciano. Un'occasione sprecata, soffocata da dialoghi e personaggi convenzionali, ai quali lo script avrebbe potuto rinunciare (e ci perdonino Stephanie Chapman Baker, Michael Lutz e gli altri attori): in questo il senso sperimentale avrebbe potuto risaltare di più. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

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