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Arthur e la vendetta di Maltazard
Scritto da Emanuele Rauco   
martedì 29 dicembre 2009

In sala dal 30/12/09
Genere Animazione
Regia Luc Besson
Nazione Usa/Francia, 2009
Distribuzione Moviemax

Fiacchissimo cartoon semi-digitale per bambini che non imbrocca nessuna strada: né il divertimento, né l’avventura e nemmeno la fiaba.

 

Recensione

Luc Besson in conferenza stampa si lamenta, all’apparenza ironicamente, della passione e della smania dei giornalisti per il cinema americano; proprio lui che con Nikita, Leon e Il quinto elemento si è fatto credere l’erede europeo di molto cinema a stelle e strisce. Poi, come San Paolo folgorato da uno sciovinismo di ritorno, ha abbandonato gli orpelli e si è gettato a capofitto nel pubblico infantile. Dapprima i libri e poi il film dedicati al popolo dei Minimei. A 3 anni di distanza, Besson fa uscire il seguito del precedente (e non memorabile) Arthur e il popolo dei Minimei, ma non riesce a fare nulla di quel che si chiederebbe a un film di questo tipo.

Arthur aspetta da un anno l’arrivo del decimo ciclo lunare, per poter incontrare di nuovo i Minimei e l’amata Selenia, tanto più che ha intercettato un grido d’aiuto proveniente dal popolo; ma quando il padre decide di partire, Arthur dovrà inventarsi uno stratagemma per poter tornare dai suoi piccoli amici. Un’avventura favolistica, tra attori in carne e ossa e animazioni computerizzate che cerca di bissare il successo del primo film – scritto come questo da Besson, basandosi su un libro da lui realizzato con Coline Garcia – mescolando stili, influenze e generi, ma non strutturandone nemmeno uno.

Alla base del film, come dei romanzi, c’è una sorta di etica new-age naturalista e umanitaria, una sorta di frullato della correttezza politica mondiale che insegna a capire e amare la natura e gli stranieri, siano essi altri due metri e mezzo o minuscoli un millimetro. A parte ovviamente il cattivo che - in uno dei film peggio costruiti degli ultimi tempi - si prende l’onore del titolo ma si presenta dopo un’ora e mezzo, nel disinteresse generale, prendendo in giro lo spettatore di qualunque età e lanciando il seguito di un film che s’interrompe a metà.

La sceneggiatura è piuttosto sciocca nello strutturare la trame per bozzetti ed episodi slabbrati, senza curarsi minimamente dell’intreccio o della suspense e riempie i tempi morti con personaggi abbastanza imbarazzanti (come lo chef napoletano), umorismo abbastanza stupido e grossi buchi narrativi (una tribù africana in un boschetto americano?). Besson – che saccheggia il suo Quinto elemento e le fattezze di Voldemort per il cattivo – non riesce mai a trovare il ritmo e appesantisce tutto con continui cambi di tono e registro che danno l’impressione di essere episodi di una serie televisiva arbitrariamente rimontati a lungometraggio. Il che non aiuta ad appassionarsi a un’animazione non particolarmente brillante, nella sua inutile ricerca del realismo, e a interpretazioni tutte oltre la macchietta, a parte la dignità perenne di Mia Farrow. Un film da dimenticare immediatamente, magari lustrandosi gli occhi con le altre animazioni disponibili a Natale, durante le feste. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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