Home arrow Pop Corn arrow Another Earth

Another Earth
Scritto da Emanuele Rauco   
Sunday 20 May 2012

In sala dal 18/05/12 Genere Drammatico
Regia Mike Cahill Con William Mapother, Brit Marling, Jordan Baker, Flint Beverage, Robin Taylor
Paese Usa, 2011 Durata 90'
Distribuzione 20th Century Fox

►Mike Cahill guarda alla fantascienza filosofica e al cinema di Lars Von Trier. Ma più che un film piscoanalitico, realizza un giochino troppo furbo e troppo ingenuo...

 

Recensione

Il dato che Another Earth, esordio nel cinema narrativo di Mike Cahill, sia stato realizzato prima (non molto e comunque a ridosso) di Melancholia di Von Trier è solo un indizio. Ma, come tale, indicativo di un approccio alla materia narrativa e a un cinema che vuole lo sguardo selezionato di un certo pubblico, quello che lo ha acclamato al Sundance Film Festival, di cui la pellicola è perfetta emanazione.

Il pretesto è quello di una seconda Terra che viene individuata nella galassia terrestre e che si avvicina fino a sembrarne uno specchio. La storia è quella di Rhoda che, uscita di galera dopo aver ucciso accidentalmente una donna e il figlio in un incidente, si fa assumere dal vedovo per cercare di stabilire con lui un contatto. Scritto dallo stesso Cahill con la protagonista Brit Marling, è un dramma che guarda ad Isaac Asimov - oltre che al regista danese - e più che inoltrarsi nei meandri visionari del suo plot si limita a sondarne i risvolti psicoanalitici.

Il pianeta speculare che si affaccia alla nostra atmosfera, che comunica con noi restituendoci nostri suoni e parole, è una chiara metafora della difficoltà infinita per l’essere umano di guardarsi, di scavare dentro di sé per espiare (nel caso di Rhoda) o per conoscersi meglio e aprirsi agli altri (in quello di John), tutta giocata sullo scontro tra gli abissi del Sé e quelli degli altri. Cahill sceglie il tipico approccio indipendente ammantandolo col tono curioso del coté fantascientifico, usando tutti i trucchetti di un certo cinema d’autore che si vergogna di affrontare i generi (e non che li usa per dire altro, come Tarkovskij o Kubrick), come scene poeticamente erotiche - la spoliazione nella neve - o giochini simbolici - lo specchio rotto, l’assegno intestato a Maid in Haven, cameriera di Haven, ma anche assonante a "fatta in cielo" - disturbanti per il modo in cui presuppongono l’ingenuità dello spettatore.

Ma quello che convince meno è il modo in cui, al di là del racconto, Cahill si appoggia al modello Dogma o giù di lì: l’uso di orridi zoom repentini a sottolineare l’emotività, la macchina a mano che vorrebbe sporcare artificialmente il racconto pronto a ripulirsi con l’uso della musica classica nelle scene madri. Dispiace soprattutto perché, oltre la banalità dello sviluppo e delle idee, si intravedono le potenzialità del regista: lo sguardo teso e appassionato, la capacità di raccontare (come nella bella scena del cosmonauta e del rumore), e la capacità - fondamentale nel cinema che Cahill vorrebbe fare - di rendere vivi e credibili due personaggi scritti maluccio. Merito anche delle prove notevoli di Brit Marling e William Mapother: quasi riescono a convincere lo spettatore della forza del film, prima di un finale che dovrebbe sconvolgere e invece lascia più che perplessi. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

» Nessun commento
Non ci sono commenti fino ad ora.
» Invia commento
Email (non verrà pubblicata)
Nome
Titolo
Commento
 caratteri rimanenti
 
< Prec.   Pros. >

Recensioni

Rubriche

 

cineforum

 

 

Non cinema

 

 

Non cinema

 

TRADUTTORE

 

 

 

PARTNER

 

 

 

 

 

 

CI TROVI ANCHE SU