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Scritto da Emanuele Rauco   
Sunday 20 November 2011

In sala dal 18/11/11
Regia Roland Emmerich Con Rhys Ifans, Vanessa Redgrave, Joely Richardson, David Thewlis, Rafe Spall
Paese USA, 2011 Durata 130'
Distribuzione Warner Bros

► Roland Emmerich regala qualche acuta riflessione su arte e politica, ma non sa gestire linee narrative e temporali.

 

Recensione

Essere o non essere? È il dilemma più famoso di William Shakespeare che il regista Roland Emmerich ribalta in esistere o non esistere? Infatti il regista tedesco abbonato ai film catastrofici si cimenta con un dramma storico che cerca di svelare la vera identità del bardo di Stratford partendo da un assunto degno dei romanzi di Dan Brown, ossia che lo Shakespeare autore non sia mai esistito.

Il film racconta gli intrighi di potere, amore e religione che circondano il teatro elisabettiano del '600, quando scrivere o interpretare un'opera teatrale era peccato contro Dio: perciò il conte di Oxford deve trovare qualcuno che firmi le opere da lui scritte. Lo chiede al giovane e talentuoso drammaturgo Ben Johnson, ma ne approfitterà un certo Shakespeare, mentre la corte della regina sfrutta i disordini sociali creati dalle opere del conte. John Orloff ha scritto dopo 20 anni di ricerche questo dramma dalle venature di thriller politico che, oltre a raccontare il mito di un poeta di cui non esiste nemmeno uno scritto autografo, riflette sulla natura dell'arte.

Aperto da Derek Jacobi che recita su un palcoscenico un prologo che diventa narrazione cinematografica (esattamente come l'Enrico V di Olivier), il film raccontando una versione alternativa alla storia ufficiale, vista dal buco della serratura, come si suol dire, riflette sulle varie facce dell'arte e sull'impossibilità di captarne una sola. Tutta l'arte è politica si dice nel film, ma l'arte può essere anche bellezza, verità, propaganda e marketing ma soprattutto tutte queste cose mescolate senza che sia possibile dirne una sola. Il vero problema del film è nella realizzazione, che ricorda quella patinata delle serie tv storiche – come I Borgia o I Tudors – edulcorate nei contenuti e poco coraggiose nella forma.

Più che al feuilleton classico, la sceneggiatura guarda allo sceneggiato, la ricerca storica si limita alla superficie ed Emmerich non sa gestire i personaggi, le linee narrative e quelle temporali senza creare confusione. Già di suo non è un maestro di stile, ma qui latita anche lo spettacolo, sostituito in parte da un interessante coté intellettuale che non ci saremmo aspettati, ma che purtroppo non basta a reggere completamente il film o a titillare il pubblico. Opera troppo grezza per appassionare il cinefilo e troppo apparentemente colta per stuzzicare il fan del blockbuster. (Emanuele Rauco)

 

 

 

 

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