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Amore e altri crimini
Scritto da Caterina Gangemi   
Monday 15 June 2009

In sala dal 19 Giugno 2009 Genere Sentimentale
Regia Stefan Arsenijevic Con Anica Dobra, Vuk Kostic, Milena Dravic, Fedja Stojanovic
Paese Austria/Germania/Serbia/Slovenia, 2008 Durata 106'
Distribuzione Ripley's Film

Ambizioso pasticcio d’autore, sgangherato e confusionario quanto interminabile e inespressivo.

Recensione

Già il titolo è di quelli che ingannano. Amore & altri crimini sembra infatti suggerire una commedia romantica dai risvolti noir, qualcosa alla Woody Allen magari, in cui il plot sentimentale è vivacizzato da battute brillanti e venature di giallo o, a limite, un filmetto ridanciano all’americana, di quelli leggeri leggeri che solitamente dominano la poco appetibile programmazione estiva. Al contrario, l’esordio nel lungometraggio del serbo Stefan Arsenijevic si presenta come il tipico film da Festival: ambizioso pasticcio d’autore, sgangherato e confusionario quanto interminabile e inespressivo. Un plot esiguo, costruito intorno all’insoddisfazione e al bisogno di fuga di una donna, da una Belgrado squallida e disumana, articolato nell’arco di una giornata in una narrazione quasi corale che intreccia la vicenda della protagonista con quelle dei vari personaggi come lei intrappolati nello stesso grigio, sconfinato, comprensorio di palazzoni di periferia.

Ma entriamo nel dettaglio. Anica (Anica Dobra, sorta di Cate Blanchett dell’Est), algida e perennemente corrucciata, vuole fuggire via in cerca di una vita migliore e attende la sera per mettere a segno il “colpo” che le permetterà di realizzare il suo desiderio. Ma Anica è anche divisa tra l’affetto per il boss del quartiere Milotin (Fedja Stojanovic), e l’amore impossibile per il suo giovane scagnozzo Stanislav (Vuk Kostic), tipico gangster di mezza tacca e mezza età il primo, voyeur romanticone le cui armi di corteggiamento sono aneddoti risalenti a dieci anni prima, il secondo. Poi c’è Ivana, l’amatissima, unica figlia quattordicenne di Milotin, che non parla per scelta (ma purtroppo canta), mangia solo arance e ama starsene in piedi sul parapetto del terrazzo; la madre di Stanislav, cantante sul viale del tramonto intrappolata nel ricordo dei bei tempi andati; e ancora la macellaia burbera e incattivita, il tirapiedi spietato e la segretaria provocante.

Figurine caricaturali ed eccessive, accomunate dal vezzo di comportarsi in modo sconclusionato e pronunciare frasi totalmente avulse dal contesto, situazioni e gag ripetute allo sfinimento, in una ricerca di bizzarria o eccentricità dei toni, che appare però fin troppo artificiosa e forzata per risultare autentica. Arsenijevic, dirige in modo piatto e neutro, afferra il grottesco ma sembra non intuirne quel potenziale che avrebbe potuto fare della pellicola un’altra perla di humor balcanico, ripiegando piuttosto sul perseguimento di una poesia e una leggerezza cui la troppa, ricercata, artificiosità toglie ogni traccia di spontaneità o possibilità di coinvolgimento. Da consigliare ai cinefili d’élite o agli amanti della canzone Besame Mucho, che tedia per tutta l’ora e quaranticinque minuti del film. Gli altri possono tranquillamente starne alla larga. (Caterina Gangemi)

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