| Amabili Resti |
| Scritto da Roberto Fontana | |||
| mercoledì 10 febbraio 2010 | |||
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►Un thriller dai risvolti drammatici e ricco di elementi fantasiosi in cui, però, Jackson vacilla...
Recensione
Dallo splatter al thriller, dalla commedia al fantasy, fino alla realizzazione della costosissima e a dir poco prolissa avventura di King Kong (pare sia il 6° film più costoso nella storia del cinema), Jackson torna alla carica realizzando, con Amabili Resti, un thriller dai risvolti drammatici, ricco di elementi fantasiosi. Il tema affrontato è tra i più delicati: la violenza sui minori e i danni irrevocabili che ne derivano. Il film, ambientato negli anni ’70, gravita intorno alla disavventura di Susie, quattordicenne radiosa interpretata a meraviglia da Saoirse Ronan. Susie viene trucidata da un uomo spaventosamente sadico che pianifica i suoi crimini con dedizione e freddo calcolo e che tenterà, tra l’altro, di far sparire gli “amabili resti” della ragazza. In diverse occasioni - e a volte un po’ forzatamente - Jackson smuove le viscere e i condotti lacrimali di noi teneri spettatori, mentre le sfibranti peregrinazioni di Susie nell’aldilà (quasi totalmente inutili al progredire della trama) si appoggiano completamente sulla ridondanza di certi elementi fantasioso-onirici, pericolosamente vicini ad Al di là dei sogni di Vincent Ward. C’era davvero bisogno di uno sproloquio dell’emisfero destro jacksoniano? Molto probabilmente no, visto che le cose migliori del film stanno sulle spalle di Stanley Tucci, a cui è spettato il compito di tenere in piedi la fierezza e la disumanità dell’uomo nero di questa macabra fiaba, attributi abilmente celati dietro una faccia di pietra, da “buon vicino di casa”. Insomma, ammessa la mancata calibratura dei due paralleli realtà/aldilà e lo scarso equilibrio nella diffusione di buoni sentimenti, Amabili Resti attesta comunque - e ancora una volta - il talento tecnico di Jackson e la sua propensione per le figure “nere”, ma questo, da solo, rischia di non bastare più, specie se continuamente disturbato da elementi di altra natura. E a noi, convinti elargitori di fiducia incondizionata, non resta che augurarci che il regista neozelandese continui a star lontano da Hollywood (ci si avvicina sempre di più), e che un giorno possa cadere vittima di un’irrefrenabile nostalgia per quel precoce capolavoro che fu Braindead. (Roberto Fontana)
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In sala dal 12/02/2010 Genere Thriller, Fantastico




















