| Afterschool |
| Scritto da Emanuele Rauco | |||
| giovedě 18 febbraio 2010 | |||
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►Curioso e affascinante dramma liceale che Antonio Campos usa come piattaforma per intriganti sperimentazioni registiche.
Recensione
Giunto all’esordio nel lungometraggio dopo non pochi corti e riconoscimenti, Antonio Campos ha saputo far parlare di sé, presentando questo suo primo film al Certain regard del Festival di Cannes: ha colpito nel segno, più che per la storia, per l’originalità con cui è messa in scena (o forse per il suo furbo contrario). Il racconto verte su Robert, studente diverso e un po’ sinistro di una scuola del New England che, durante una prova per il corso di audiovisivo si trova a riprendere la morte per droga di due gemelle: un lutto che cambierà la vita e i comportamenti di tutti. Dramma freddissimo e cinema d’autore in senso quasi classico che, riprendendo alcune delle intuizioni e degli stilemi di Gus Van Sant e Michael Haneke, racconta la deriva della visione e del voyeurismo nella nostra società. Il film pone al centro della sua riflessione l’adolescenza ma soprattutto il suo rapporto col desiderio (e quindi il sesso, il bisogno dell’erotismo) e coi mezzi attraverso cui esprimerlo, su tutti la videocamera e il computer, che mettono in gioco il ruolo principale di chi guarda. Campos ne approfitta per sfogare le sue idee sul cinema e sul mondo tra opzioni originali e qualche evidente resa al manierismo. L’uso dei piani fissi e di parchi movimenti di macchina, il montaggio anti-analitico e la mancanza dei controcampi che dovrebbero rivelare gli oggetti del desiderio (scelta trasgredita solo nell’intrigante e intelligente finale), si mescolano con una costruzione sonora e una scelta delle inquadrature che ricalca molto il cinema d’autore e sperimentale americano. L’andamento catatonico dell’intreccio ha l’unica apertura originale nel confronto teorico tra due video commemorativi, che paiono due modi di intendere il lavoro sull’immagine. Chiaro come nel programma registico di Campos l’attenzione all’umano e all’emotivo sia fredda e indifferente, se non assente del tutto, quindi anche gli attori sembrano carne da cannone, ma il primo piano di Ezra Miller allo specchio lascia il segno, e anche una possibile chiave di lettura del film: sintomo piuttosto evidente che, se ripulito da qualche strizzatina d’occhio di troppo, lo stile di Campos può arrivare a vette molto alte. (Emanuele Rauco)
Trailer:
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In sala dal 19/02/2010 Genere Drammatico




















