| About Elly |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| venerdì 18 giugno 2010 | |
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►Interessante noir di Asghar Farhadi che cerca di raccontare la verità e la sua paura in un regime asfissiante, anche se sottile.
Recensione
Abituati al cinema iraniano come finestra, di solito nascosta, su un mondo in fermento eppure segregato dai regimi politico-religiosi, la visione del nuovo film di Asghar Farhadi fa un po’ effetto; perché il film – vincitore dell’Orso d’argento a Berlino e rappresentante iraniano per l’Oscar (e quindi accettato dal regime) – segue apparentemente le coordinate del realismo e del genere per poi raccontare qualcosa di più profondo. Durante una vacanza al mare tra amici, Elly, una maestra amica di una delle donne del gruppo, scompare: che fine ha fatto? E come mai nessuno sembra conoscere veramente la donna e la sua vita? Dramma nero, che ricorda vagamente le atmosfere cupe di The Vanishing di Sluizer, scritto dal regista e incentrato su un’ossessiva ed efficace tecnica di pedinamento. Diviso in tre blocchi differenti, il film sembra descrivere quasi in tempo reale la villeggiatura e gli incastri umani e sentimentali dei protagonisti, per chiudersi sempre più pesantemente attorno ai segreti di Elly e poi attorno alle responsabilità di ognuno dei personaggi, per raccontare l’ossessione e la paura che, in una paese noto di questi tempi per l’onda verde e la sua protesta, diventano un vero e proprio muro, specie di fronte ad autorità e istituzioni. Farhadi – che apre il film con l’interno di una cassetta postale in cui la gente spedisce le proprie lettere – è abile nel lavorare sull’unità di luogo e nel renderla via via sempre più oppressiva e minacciosa, e nel mettere in scena una vitalità e una spontaneità rovinata sia dalla tragedia che dai lacci sociali e politici che li legano, e che spesso strozzano i personaggi. Anche se dopo l’incontro col fratello/fidanzato di Elly – l’incontro col rimosso – la tensione cala e il film necessiterebbe qualche taglio. Ma la sceneggiatura sa ben raccontare i misteri di una società di cui non si affronta mai il quotidiano – che è politico in quanto tale. Notevole inoltre l’acume con cui si disegna il personaggio di Elly, così come lo è la capacità di Farhadi di creare suspense e tensione senza trucchi o convenzioni, solo con i corpi dei suoi attori, seguiti da un’ossessiva e quasi metaforica macchina a mano, e tutti – da Golshifteh Farahani a Taraneh Alidousti – tanto veri quanto purtroppo maltrattati dal goffo doppiaggio. (Emanuele Rauco)
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In sala dal 18/06/2010 Genere Drammatico, Noir 



















