| A-Team |
| Scritto da Emanuele Rauco | |
| venerdì 18 giugno 2010 | |
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►Simpatico e cialtrone adattamento di una clownesca serie tv, che ha il limite di non seguirne lo spirito fino in fondo.
Recensione
Il modernariato è la base su cui ormai si fonda metà dell’industria cinematografica hollywoodiana, fatta di revival, mode, idee riciclate. Oltre a rifacimenti e ripartenze, le serie tv offrono non poco materiale di facile impatto per il cinema d’azione, spesso boccheggiante. Così A-Team, serie tv cialtronesca di Frank Lupo e Stephen J.Cannell, diventa un film per la regia di Joe Carnahan che mantiene ciò che promette. Quattro militari delle forze speciali si trovano incastrati in un gioco di potere per il traffico di matrici al fine di fabbricare denaro falso: non fidandosi di nessuno, faranno leva soltanto sulle loro spalle. Azione pura con qualche fronzolo da thriller cospirativo, sceneggiata dal regista con Brian Bloom e Skip Woods e prodotta dai fratelli Scott all’insegna del divertimento grasso. Una trasposizione in un certo senso contraddittoria che da una parte cerca di giocare col mito dell’A-Team, pronunciando la parola piano (che porterà al tormentone “amo i piani ben riusciti”) ogni 3 minuti e reiterando le dinamiche comiche dei personaggi, ma dall’altra cerca di staccarsene adattandosi a una complessa realtà politica dove agenzie, forze armate e corpi speciali non riescono più a capire gli obiettivi e l’identità nazionale. Forse è proprio qui il vero limite del film di Carnahan, nell’aver complicato trame e atmosfere non riuscendo a integrare lo spirito scanzonato dei personaggi con quello cupo e moderno della narrazione.
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