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A serious man
Scritto da Emanuele Rauco   
venerdì 04 dicembre 2009

In sala dal 04/12/2009 Genere Commedia
Regia Joel & Ethan Coen Con Michael Stuhlbarg, Richard Kind, Sy Ableman
Nazione Usa, 2009
Distribuzione Medusa

Perfetta parabola yiddish dei grandi fratelli Coen per dire, come spesso fanno, cose serissime in modo sorridente.

 

Recensione

 

Il cinema dei fratelli Coen, dagli esordi iperrealistici fino alla grande maturità espressiva degli ultimi anni, ha sempre viaggiato sulle coordinate di un’ironia o di un umorismo profondamente segnati dalla malinconica componente ebraica. Giunti al loro sedicesimo film, i due fratelli decidono di affrontare direttamente il lato yiddish del loro background, realizzando un film completamente immerso in quello spirito, anche a rischio del rifiuto dello spettatore.

Larry è uno stimato professore di fisica in attesa di promozione, con una famiglia felice che, pezzo dopo pezzo, comincia a distruggersi attorno a lui, mettendo anche a rischio il suo lavoro. L’unica risposta che gli viene è di cercare “la verità” presso un rabbino, ma non sarà una grande idea. Commedia grottesca e amarissima, scritta come sempre dagli stessi Coen, una beffarda parabola ebraica in cui tutto, dalla struttura ai personaggi fino all’atmosfera, sembra un chiaro omaggio a una cultura e soprattutto a una visione del mondo.

Aperto da una tipica storiella yiddish che fa da chiave di lettura concettuale e stilistica, il film è una sorta di seguito ideale di L’uomo che non c’era e, al tempo stesso, una rilettura della storia biblica di Giobbe in cui la via alla serietà (intesa anche come serenità, pace della coscienza) passa attraverso la distruzione del mondo del protagonista. Il quale, però, vivendo in una realtà senza Fede, non si merita nemmeno la ricompensa divina che venne data al profeta. Così facendo, i Coen, possono raccontare l’inumana lotta dell’uomo medio per raggiungere obiettivi tanto comuni (famiglia, amore, soddisfazione professionale) da essere inarrivabili e danno ancora una volta un saggio della loro bravura nel far passare l’intimità e l’umanità di un racconto cinicico.

I fratelli Coen, esimi sceneggiatori, si prendono un grosso rischio nello strutturare il racconto per aneddoti e storielle, ma riescono a far filtrare un grande senso del tragico e dell’ironico anche attraverso l’uso delle inquadrature e del montaggio in chiave mordace e, come nel loro precedente capolavoro con Billy Bob Thornton, condensano tutte le connessioni del film nella prova straordinaria di Michael Stuhlbarg, la cui misura si specchia nell’alternanza tra sorriso dolente e risata amara che accompagna tutto il film. Un’opera a suo modo difficile e imprevedibile, che saprà titillare i gusti e la mente del pubblico più smaliziato. (Emanuele Rauco)

 

Trailer:

 

 

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